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[Volume terzo e volume quatro.]
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reggente al collegio di Cosenza.Amante de’buoni autori non fucontento all’oscurezza de’ peripa-tetici, e venne destando tra’suoiil lume della vera filosofia. Passòal magistero della teologia, e fudue volte provinciale delle Cala-brie , e toccò i gradi maggiori finpresso al generalato, a cui del 1722poco mancò che non ascendesse. IIvescovo di S. Mauro lo fece esami-natore sinodale nella diocesi, ilcard. Alessandro Albani suo teo-logo. Egli ripristinò a Montaltol’accademia degl’ Incititi, cui fuprincipe perpetuo col nome di Ti-rinarco , ed arricchì di libri la bi-blioteca del suo convento: campòin bella salute 90 e più anni (raracosa in letterato); sendo morto nel-1 ’ aprile 1 ^ 48 , come accerta il So-ria nelle Meni. stor. critic. degli-storici Napoletani.

Di lui ancor vivo parlò con lodeil p. Scarsò nel torri. 3 . di Opuscolip. 71 : ne parlò poi il MazzuchelliScritt. et Ital. t. 1. pari. 1; ed An-gelo Zavarroni in Bibl. Calab. p.

19.4 lo disse vir influitele lectionis,quatn ne in nonagenaria quidemaetate intermisit , felicissimi acfoecundissimi ingcnii : qui si pro-inde facili memoria usus esset,animatala in eo bibliothecam lit-teraria respublicasuscepisset. Ta-luno lo abbassò oltre il dovere; talaltro, siccome avviene, oltre il do-vere lo innalzò: giudicandolo alleopere, il Sonalo dice di estese co-gnizioni, ma non sempre dotatodi profondità ed aggiustatezza dipensare: il che veggiamo soventene’letterati, che del sussidio dellematematiche mancarono in giovi-nezza ; perocché in quelle sta lalogica migliore, che si conosca. Ilp. Calogerà ne’suoi preziosi Opu-scoli tom. 16 p. 4 o 5 ■— tom. 24 p.

— e tom. XI Nov. Rac. p. 3 o 4ne accolse pure dell’Amato: il chebasti in luogo di tutta lode. Se al-cuno volesse il catalogo delle ope-

re di lui, edite e inedite, ricorraal Zavarroni citato dal Soria, e adaltri che ne parlano.

D. Vic'coiiNi.

BISCARDI (Serafino), nac-que nel i 643 in Altomonte, terrasita nella Calabria Citra. Nato danon agiati genitori , desideroso dimettere a profitto il vivace ed acu-to ingegno di cui l’aveva la natu-ra arricchito, risolvette portarsiin Napoli. Ivi dopo aver appresocon ottimo metodo la lettere uma-ne, e le lingue dotte, sotto la di-rezione de’PP. Gesuiti diede ope-ra allo studio della filosofia*, e del-la storia accompagnato da quellodella cronologia, e geografia pertrarne un utile maggiore. Indi de-dicossi allo studio della giurispru-denza sotto la disciplina di ottimimaestri, e s’incamminò nell’eser-cizio del foro, che presto lo con-dusse al colmo delle ricchezze edegli onori. E sebbene avesse co-minciata una tal carriera con te-nuissimi principii, esercitandosida semplice procuratore come al-lora dicevano quelli che avevanoil materiale maneggio degli affariforensi, pure fatto noto il sommovalor suo, e l’illibatezza de’suoicostumi, presto divenne uno deiprimi avvocati del foro Napoleta-no, e molto eloquente nel perora-re , malgrado l’accento Calabro,che sempre ritenne. Sempre dedi-to ad uno studio profoudo, nonmai attese a divertimenti e ad in-utili passatempi. Per tol motivonon volle mai prender moglie,volendo che l’avesse fatto suo fra-tello per nome Giacinto che preseuna donna di cognome Anastasiocon la pingue dote di ducati 00000.Ben provveduto di beni di fortunasi fe’aggregare alle nobiltà di Tra-ni e di Cosenza, ed acquistò ilfeudo di Guardia Albera col titolodi marchese. Avendo fatto 1 ’ avvo-cato con somma gloria fu promosso