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[Volume terzo e volume quatro.]
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non l’avesser distolto. Conferi-tosi in Roma per gli obblighi disua religione, ivi si fé’ molto am-mirare per la facilità ed eleganzanello scriver versi italiani e lati-ni, e l’Arcadia gli fe’molto plau-so, ed egli fu che tornato in Na-poli fondò una Colonia Arcadicacol nome di Aletina dal titolo del-la Chiesa del suo ordine detta diSanta Maria della verità, nellaquale in ogni anno si radunavanoi migliori letterati di Napoli perlodare l’immacolato concepimentodi nostra Donna. Dedicatosi in se-guito alla predicazione, ottenne imigliori pergami d’Italia ne’corsiquaresimali, come di Venezia, diBrescia, di Firenze, di Torino,ove quel sovrano molto lo distin-se, e ben due volte nella cattedra-le di Napoli. Reduce in Napoli glifu conferita la cattedra primariadi teologia nella r. università de-gli studi, che giovane avea chiesta,incarico che adempì fino all’ul-timo di sua vita con somma esat-tezza. Tenuto in grande estima-zione fu adoperato anche in moltiaffari ecclesiastici. Ebbe amiciziacol Muratori e co’Cardinali Qui-rini arcivescovo di Brescia , Pas-slonei, Albani, Marefoschi e Va-lenti, ed in Napoli co’ migliori sìper dignità, che per nascita. Nonambì mai dignità ecclesiastiche,ed accettò solo quelle del suo or-dine, che lo elesse due volte pro-vinciale, ed indi procurator gene-rale , nelle quali cariche moltogiovamento recò alla sua religio-ne. Diede alla luce le seguentiOpere — Vindic. Religion. Chri-stianae — Pruelection. Theologi-co - Dogmaticas de Deo auctoregraliae — Panegirici — Il Qua-resimale - Carmina - impressi'pri-ma in Venezia indi in Napoli , lapiù parte contengono le lodi delconcepimento della Vergine.

Ne scrisse l’elogio in elegantelatino, che pubblicò con le stam-

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pe, il sacerdote Domenico Capas-so, professore di etica nella r. Uni-versità degli studli di Napoli.

Ml*CH£SE di VlLIXKOSà.

POMPEI (Girolamo). In Ve-rona trasse i natali, il giorno 18di aprile 1’ anno 1701, da France-sco Pompei, patrizio veronese, eda Bianca Brenzoni. Gli fu infor-mata la mente negli studi da’ge-suiti, fuorché nel greco, dove fusì valente, ebbe a maestri il padreGuglienzi e il prete Mariotti ; nèla rusticità del secondo potè sce-mare in lui 1’ amore a questa lin-gua , tanto che si contentava dicercarlo e corrergli dietro col libroin mano ove l’Adige è più deser-ta, che quivi piacevasi quello stra-no di andar girone dì e notte.Maestro ben d’ altra guisa fu poiegli stesso in questa medesimalingua ad Ippolito Pindemonte ( 1 ).

Se non che, più ancora che daimaestri, sono determinate le pri-me mosse della gioventù dagli a-mici, con cui essa convive. E fugran ventura del giovane Pompeiil poter usare famigliarmente, co-me egli fece, con Scipione Maffei,coll’ab. Vallarsi, con Filippo RosaMorando e con Giuseppe Torelli,che per rettitudine, per sapere eper buon sentore illustrarono quel-la età, che fu delle più gloriose aVerona.

( 1 ) Questo aureo cavaliere in un bre-ve e schietto dialogo, che nel giardinodel Patriarca di Venezia si suppone tralui e Pombra del Pompei, strinse la vitadi questo scrittore, e motto felicemen-te. Di qui noi trarremo una parte del-le notizie che stiamo per offerire al let-tore. Questo dialogo leggesi nel tomox,delle Vite di Plutarco volgarizzate dalPompei: fac. g 3 , Verona, presso MarcoMoroni, 1790, in 8. — Approfitteremoanche del Commentario latino di Fran-cesco Fontana ( cardinale ) De vita etscriptis Hieron. Pompei , stampato infronte al I. tomo delle Opere del Pom-pei.