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[Volume terzo e volume quatro.]
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Nell’ usanza «il questi letterati,e nel suo assiduo meditare i clas-sici greci, latini ed italiani presequel giudizio severo ad un tempoe gentile, che lo fece poi andarcosì presso a’suoi maestri, allorchégià maturo d’ età «vninciò a pub-blicar versi.

Il nostro Pompei, non essendoricco, fu costretto ad occupare inimpieghi buona parte di quel tem-po ch’egli avrebbe con tanto di-letto suo ed utile altrui posto nel-le lettere. A questo fine ottenne ilcarico di cancelliere nell’uffizio disanità, e quello di segretario per-petuo dell’ accademia di pittura.Ma buon massaio del tempo, imi-tando le industrie di altri lettera-ti, sempre recava seco alcun libro,che poi leggeva negli ozi, che ilsuo uffizio concedevagli; il quale,sebbene richiedesse anzi integritàche ingegno , e gli stipendi nonrispondessero al suo bisogno, purvolentieri fu da lui assunto e condiligenza esercitato ; memore cheil suo Plutarco non isdegnò di es-sere sovrantendente alle pubblichevie: perchè il buon cittadino nonha a vile un incarico, qual ch’eglisiasi più umile , se alla patria ap-partenga e da quella sia dato. Ben-sì non tenne l’invito, che gli ven-ne da Parma, d’insegnare eloquen-za in quella università: ed alcunianni dopo (fj85), non cedetteneppure all’altro, che gli fu fattodi essere professore nella univer-sità di Pavia; sebbene il modo,ond’ebbe questa seconda offerta ,recasse e più onore al suo nome,e più persuasiva al suo cuore ; pe-rò che coll’intento ch’egli accet-tasse gli fu lasciata libera la sceltadi quella cattedra che più gli fos-se in grado, e fu adoprato a que-sta proposta il concittadino ed a-mico suo Maurizio Gherardini, ilquale di ciò gli scrisse da Milano;maindarno, poiché troppo Astrin-geva la carità del natio loco, degli

amici, de’parenti e piti di tuttidel fratello Giuseppe, e troppo glipiaceva il respirare il puro e salu-bre aere de’bei colli veronesi, ven-tilato dalle maestose correnti del-l’Adige, e quel tranquillo tenoredella Sua vita, e il potere a sua po-sta attendere a quegli studi, cheda’teneri anni erano a lui più cari.

Quanto poi di questa libertà n-sasse egli saviamente, non è facilea credere ; poiché sorgeva di buonmattino, e, tranne il tempo eh’ e-gli dedicava ai debiti che la reli-gione impone, e agl’impieghi dicui abbiam detto, tutto il restometteva nello studio de’Greci eLatini,enei recarli alla nostra lin-gua. Ancora si dilettava di corri-sponder per lettere cogli amici emecenati suoi; e domandato in-torno agli scritti altrui, condiscen-deva a notarne i difetti, di che fe-ce fede singolarmente il Bertela.E a ciò che abbiamo detto fin dalprincipio per rispetto al cav. Pin-demonte, che da lui ricevei te iprimi sgrossamenti nella linguagreca, dobbiamo qui a.ggìugnere,siccome Anton MariaPtedrotti con-fessava, che un tal maestro lo aiu-tò ad avanzare ognor più nellostesso idioma. Nè passeremo in si-lenzio quello che con tanto piace-re abbiam letto, cioè di’ egli fosseguida e nella elezione de’libri enello studio della poesia a tre ma-trone, una per gli altrui, e le altrepe’versi proprii chiarissime (i).

Se non paresse un topico nelle vi-te degli scrittori, aggiugneremmo

(i) Elisabetta Conlarini Mosconi, ce-lebrala in tante dolcissime poesie dalcav. Ippolito Pindemonle, e Silvia Car-toni Verza, reputala non pure dagli ami-ci suoi, che sono tanti e i migliori, mada quanti ebbero ventura di conoscerla,il decoro della sua Verona, come PaolinaSecco Soardi Grismondi fu di Bergamo ;le quali ainendue, chiare anche per le ri-me che pubblicarono , furono, come laMosconi, amiche al Pompei.