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[Volume terzo e volume quatro.]
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»? tre canzoni, sonétti éd epigram-mi sotto il titolo di Rime diverse.Qui pure si scorge la stessa sem-plicità di pensieri e di stile chenelle prime. In quanto ai pensie-ri, parecchi sembrano scaturire dagreco fonte.

Altre traduzioni dell’Antologia,di Teocrito e Mosco, di CallimacoCireneo aggiunse il Pompei a que-sti due primi volumi. Ala nellatraduzione di Teocrito e di Moscoci sembra che sia stato vinto dalPagnini e più ancora dal suo con-cittadino il Torelli, come il conteLuigi Lechi lo superò nella tra-duzione delle Avventure di Ero eLeandro, di Aluseo grammatico.

Il terzo volume poi contiene latraduzione delle Eroidi di Ovidio ,in terze rime non legate da ca-denza uguale. Parlando di questatraduzione, Lobbia Cidonia, ben-ché amica all’autore, ebbe a direche egli sarebbe rimaso due mesidi più in purgatorio a scontare lepene meritate per questo infelicelavoro. E SI6V& ragione la valentepoetessa.

Le tragedie comprese nel IV vo-lume sono tre. Ipermestra, Calli -roe, Tamira.

JNel V volume sono altre Rimediverse e Rime sacre, nelle qualiè serbata la stessa semplicità diconcetti e di stile che già notam-mo nelle Canzoni .

Il tomo VI ed ultimo contiene:i. una Dissertazione sopra le pas-sioni, nella quale mostra come lepassioni non sienogià da distrug-gersi, il che se pur fosse possibile,secondo lui, sarebbe dannoso, mapiuttosto eia moderarsi e da volger-si a bene} perocché non vi ha pas-sione che non possa essere conver-tita a qualche virtù ; a. Dell ’ imi-tazione degli antichi, dissertazio-ne, in cui raccomanda una sì fattaimitazione purché con sia servile,e addila i pregi de’ più celebriscrittori greci, latini e italiani »

e fortemente combatte chi volevadissuadere gli scrittori dallo stu-diare ed imitare gli antichi, e ac-cenna singolarmente coloro che,pochi anni addietro , facendo sémedesimi esemplari del bello scri-vere, parlato aveano di Dante congran dispregio ; 3. Orazione inmorte di Giambattista Cignaroli.Gli altri discorsi Sopra la ginna-stica Sopra la felicità y In lodedi San Filippo Neri, e l’ Elogiodel conte Andrea Nogarola, sem-branoscolastiche esercitazioni, piùeh’ altro.

Abbiamo inoltre di suo la ver-sione italiana dei sette libri dellaGuerra giudaica , lasciata incom-piuta -, un Ragionamento intornoalla fine del mondo, dissertazioneteologica ecc. ecc.

Nella introduzione all’ esamedelle opere del Pompei, lodandola scelta de’libri che egli tradusseper la proporzione e convenienzache era tra l’animo suo e quellodel buon Plutarco e dell’ aureoTeocrito , già abbiamo accennatecome iltraduttor veronese fosse disemplice ed antico costume. Es-sendo qui luogo di ragionarne conalquanto maggiore ampiezza, os-serveremo come, oltre all’aura dibontà che spira dalle sue opere ,tutti coloro che scrissero di lui ciattestino concordemente la mode-razione dell’animo, la pietà reli-giosa, 1’ innocenza de’costumi , ladiligenza ne’ suoi doveri esserestate le virtù sue. Ma nè tali virtù,nè quelle della penna valsero atrarlo dalle angustie della fortu-na le quali vennero cosi espres-se poeticamente da quel vivido in-gegno dell’ abate Lorenzi :

31 ì rammento ài luì cK io vidi spessoMacro e pensoso e colle guance smorteSopra gli steriù gioghi di PermessoSudar devoto ali 1 apollinea corte 3A# dì studio merce trovar ne oppressoUn chu di cortesia gli apra le porte %

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