(tuttora conservato nella sua fami-glia) a mezzo del gaz idrogeno su-bito dopo gli sperimenti del Mon-golfier in Francia. Questi conob-be il Gaidon , e scopri i talenti didie andava fornito, e tosto il volleadoperato a vantaggio del pubbli-co in qualità d’ingegnere e d’ar-chitetto. A lui fece che fossero af-fidate molte riparazioni di quelfiume che l’occupò insino agli ul-timi anni del viver suo, e sua ope-ra sono ed il pubblico passeggio eil riattamento di tutte le stradeprincipali della città. Tutti questilavori però, a’ quali più tardi si ag-giunse quello di delineare tutta lasuperficie del territorio di Bassa-no, noi toglievano al prediletto suostudio della storia naturale, e sic-come ebbe occasione di tener pra-tica nella famiglia patrizia Bele-gno, vi conobbe Jacopo Morosininobile veneto che di siffatti studiiaveva qualche amore, e che spinseil Gaidon, modestissimo e ritroso,a descrivere quanto ne’suoi vi ag-getti gli accadesse di osservare. Aquei tempi peregrinò i terreni cor-si più volte dal Gaidon il celebreGiovanni Arduino, il quale il vol-le per compagno, e gli fu cortesed’insegnamenti, di che si ricorda-va per tutta la vita, e ’I ridusse apubblicare nel giornale del Gri-sellini molte lettere in che descri-veva il frutto delle sue osservazio-ni. Queste lettere, estese con tuttasemplicità ma esatte per le localitàche indicano, utili anche tuttoraper la chiarissima descrizione de-gli avanzi animali trovati, pei pro-dotti vulcanici, e specialmente pelbasalte azzurro da lui scoperto,furono tenuti subito in buon con-to dai naturalisti, e gli procuraro-no 1’ amicizia e la estimazione delFortis , dello Strange , del Dolo-mìeu, del celeberrimo Sternberg,e di tanti altri, che fecero del Gai-don onorata menzione nelle loroopere, ed in ispezialità lo Stern-
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berg tanto l’amava che gli mandòun suo rndius l' iorae llnssanen-sis dedicandoglielo. Gli sconvolgi-menti prodotti dalle guerre trasci-narono il Gaidon, abbandonato Iostudio della storia naturale, ad o-pere di pubblico vantaggio, e que-ste continuò sempre. Ultimo suopensiero, fu una memoria intornoal metodo eh’ egli stimava il mi-gliore onde infrenare il Brenta,metodo, che, se non ottimo, per-chè 1’ ottimo non è mai dato ditrovare agli uomini, a noi pare ilpiù conveniente, perchè provenu-to da chi per quasi ottant’ anni a-veva osservate e studiate le varia-zioni di quel fiume. INell’anno 1820accidentalmente caduto ebbe afiaccategli una gamba, talché permolto tempo dovette condurre vi-ta inerte a suo delirio, sinché rot-to dagli anni e più dall’ ozio for-zato, tanto alla sua natura contra-rio, finì di vivere il dì 22 novem-bre dell’anno 182g, nonagesimoprimo di sua età.
Fu il Gaidon di aspetto giovia-le, fortissimo della persona, di ca-rattere dolcissimo, integerrimo;buon marito, ottimo padre : disomma acutezza d’ingegno, talchéle generalizzazioni gli riuscivanofacilissime e cosi le spiegazioni deifenomeni naturali. Amava quantiamavano la storia naturale , e datutti era amato. La sua corrispon-denza letteraria con naturalisti esi-mii italiani e forestieri, che si con-serva, onorerebbe chiunque. In fi-ne era tale uomo di cui la menteparve immatura, ancorché giuntain tardissima età.
Sue opere edite.
Lettere orittognostiche ed ode-poriche: stanno nei numeri 35 4445 5 o del tomo secondo del Gior-nale d’Italia del Grisellini, nel nu-mero 5 del tomo terzo : nel 26 deltom. quarto: nel 9 del toni, quinto: