Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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furono occasione all’autore di mol-ti encomii anche fuori della suapatria, e il proteiforme ingegno diVoltaire, che anche a siffatti studidava opera, scriveva al nastro Bre-sciano, colla solita sua lepidezza;« Io mi credeva di aver tagliatoalcune teste di lumache e che poifossero rinate; Ma chi è di me mol-to più istrutto mi assicurò, chenon altro che le facce avea taglia-te, e quindi sole queste essersi ri-prodotte. Ma non è pure assai cherinasca un volto, quando Taglia-cozzi a Bologna non seppe ripro-durre che alcuni nasi ?... »

Il lavoro ultimo a che il Girardipose f ingegno, furono le Osser-vazioni risguardanti le uova del-le pollanche e gli organi inser-vienti alla generazione nei galli enelle galline, le quali non viderola luce, siccome altre produzioni,presso gli eredi tuttavia inedite.

La natura avea creato il Girar-di con una tale sua forza di menteda abbracciare svariatissime cose,e di si robusta fisica costituzioneda durare nelle più lunghe lucu-brazioni ed esercitarsi negli og-getti anche minutissimi, pertinen-ti ai lavori dei naturalisti e deglianatomici. Egli avrebbe illustratomaggiormente le scienze mediche,se una malattia, la quale pare chesia mal premio a chi tratta con a-more le scienze e le lettere, la po-dagra, non l’avesse reso inabile adogni occupazione. Ma il suo zeloperciò non venne meno nell’am-maestramento della gioventù, chèin ciò bene avvisava starsi il fon-damento di ogni civile e moraleprosperità.

Le sue opere italiane sono det-tate con uno stile chiaro, conciso,didascalico, e quelle nell’ idiomalatino adorne di buona eloquenza,anche quando descrive astrusissi-me cose e volgari;

Venuto in molta celebrità pertante sue fatiche ed opere pubbli-

cate, fu decorato dal principe Far-nese dei titoli di Reggente l’Uni-versità, di suo Medico di Camerae di quello di Consulente sanita-rio del Protomedicato di quegliStati.

In tali difficili e novelli incari-chi accennò una rara ed ammira-bile attitudine, una probità som-ma ed una giustizia severa ed at-tiva, e, ciò che più si stima, unaliberalità nobilissima verso chi lodomandava di consigli e di aiuto.Nel di male augurato che era perdipartirsi di questo esilio, tutto ilpopolo dì Parma intorno alla suacasa, quasi presago della vicinamorte del suo benefattore, si do-leva, e colle lacrime, più che collavoce, faceva segno alla sventurache irreparabile gli stava sopra.Infatti nell’anno 1797 Riassuntoall’amplesso del Signore, e la suatomba onorata dal muto e non co-mandato dolore dei buoni, unicotestimonio ma vero della virtù dicolui, che per le ottime arti spesetutta la vita a sollievo della soffe-rente umanità.

Antonio Schivare!.

ALBÈRTtNI ( Antonio ) , na-cque in Parenzo il a aprile 1776da Francesco e da Maddalena Mai-nenti. La educazione; che gli po-terono dare i genitori e per latenuità del censo e per la stret-tezza del luogo fu assai povera:gli elementi delle cognizioni glifurono dati dai padri Domenicanisoggiornanti in Parenzo, nel con-vento dei quali era stipendiatodalla Repubblica di Venezia unlettore di gramatica, belle letteree filosofia. 11 resto, dovette faretutto da sè ; e ognun vede che ,nella mancanza di buoni maestrielementari, è il più. Si sentì in-clinazione a dedicarsi alla giuri-sprudenza, nella quale i parentidi lui hanno memoria che abbia