intolleranza del genio e la servitùdelle regole ?
Ma questa amatrice del vero se-guiva le arti con passo ineguale; edalla stessa fonte da cui emerse ilrisorgimento dell'architettura, nescaturì di nuovo la decadenza.
Lo studio dell’antico aveva tor-nata l’arte in miglior condizione,e l’avrebbe recata alla perfezione,ove una sana critica lo avesse gui-dato. Ma la scoperta di un rudereveniva accolta come una conquistadel buon gusto alla barbarie : nonsi guardava nè al tempo, nè alluogo in che fosse stato costrutto,e purché fosse coperto dalla rug-gine de’secoli, toglievasi ad imi-tarlo. Nè l’imitazione consistevanell’ investigarne la mente pro-duttrice , ma nel copiarne 1’ este-riore apparenza ; e siccome le ope-re più conservate dell’ antichitàerano quelle de’tempi del decadi-mento, perchè a noi più vicine,queste si copiarono le prime , ecosì nella moderna architettura sitrasfuse la decrepitezza dell’ an-tica.
Smarrita per tal modo ogni trac-cia deU’ottimo, si andò a tentone,fu preteso una seconda volta cheil bello consistesse nel ricco e nelmaraviglioso, e si cadde nel pesan-te e nello strano, a talché quandoil Milizia tolse a rivocare quest’ar-te alla sua dignità , avresti dettoch’ella era giunta al termine ditutte le mostruose trasformazioni,ond’era capace.
La crisi non poteva essere lon-tana, dacché sembrava precisa o-gni via a peggiorare. Nondimenoanche una felice conversione albuono era difficile, perchè univer-sale era la sovversione de’sani prin-cipii, formidabile l'impero che ilbarocco si era usurpato, e le arti,il cui migliore alimento è l’onore,erano cadute nelle mani di artefi-ci ben d’altro ingordi, che le pro-stituivano a’capricci de’ricchi, a
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quali vendevano il diritto di co-mandarli e di sprezzarli.
Tali difficoltà impennarono leali al genio del Milizia e lo feceropiù anelante alla meta della rifor-ma : fors’ anche ne inasprironol’indole, rendendolo meno indul-gente agli altrui difetti e più mor-dace nella critica che non si con-viene ad osservatore filosofo.
Le l’ite de'più celebri archi-tetti (t) fu la prima opera intornoalle arti che egli produsse allestampe. M.r Pingeron le voltò infrancese con alcune giunte, e quin-di l’A. in una terza edizione ( 2 ) lecorresse di nuovo e ne mutò il ti-tolo in quello di Memorie degliarchitetti antichi e moderni. Peragevolare la intelligenza della ma-teria di cui si ragiona in quest’ o-pera, l’A. ad essa premise un Sag-gio di architettura , nel quale siespongono con chiarezza i princi-pi! dell’ arte (5).
Tali Memorie furono divise dal-l’A. in tre libri. Nel primo si ra-giona degli architetti antichi, cheborirono nelle epoche luminosedella Grecia e del Lazio fino aquella foriera delle tenebre che
(1) Le Vite de'più celebri architettid‘ ogni nazione e d ogni tempo, prece-dute da un Saggio sopra V architettu-ra. Homa, nella siamp. di Paolo Giua-»chi Gomarek, 1768, in i\. con lig.
(2) Parma, dalla stamp. Reale, 1781,voi. Il in 8. Nel frontispizio s’intitolaquesta terza edizione, considerando co-me seconda la traduzione francese pub-blicata dal Pingeron nel 1771, con que-sto titolo : Vies des architects anciensetmodernes qui se soni rendus cèlèbreschez les différentes nations, traduitesde 1 italien, et enrichies de notes hi-storiqnes et critiques, par M. Pingeroncapitarne, etc. à Paris, 1771 , voi. II,in 12.
( 3 ) Desideriamo che questo sugosotrattato si ristampi da se, perchè col-I esca della brevità e della facilità por-gendo altrui utili cognizioni, verrà adiffondere maggiormente il retlo senti-re in fatto di produzioni architettoni-che.