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[Volume terzo e volume quatro.]
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successero al quarto secolo. Nel se-condo sono raccolto le memoriedegli architetti dalla decadenza■dell’ arte lino al suo risorgimento,cioè da Costantino fino al secoloXIV L’ incuria, in cui giacque lastoria di codesti miseri tempi, ren-dette scarsa di nomi un’epoca chepure noi fu di geste magnanime edi opere non volgari, come dimo-stra il cavaliere Seroux d’Agin-court (i ).

Nel terzo libro si parla degli ar-chitetti dal risorgimento dell’artefino al secolo XVIII. La materia,che dianzi venne meno all’A., inquesto libro gli abbondò. Non sifermò egli alla nuda descrizionedo’più cospicui edificii che sorseronumerosi in questo breve periodo,ma ne investigò la mente produt-trice, gli ostacoli che si frapposeroalla loro creazione e i modi trova-ti per superarli.

Nelle opere degli artisti consistela vita loro, e di sole queste ragio-na l’A. D’ogni edificio, di cui im-prende l’esame, loda il buono, ac-cenna il mediocre, biasima senzaritegno il cattivo coll’unica guidadello proprie sensazioni educateda confronti e da lunghe vigilienell’ arte.

Ben è vero che il principio dalui professato : t) che giova sma-scherare i difetti delle opere degliartisti più accreditati, perchè piùdifficili a conoscersi e più nociviper l’autorità del nome »> (2), pa-rer Io fece troppo rigido censorenell’esame delle opere de’grandimaestri; potendo sembrare che sidebbano condonare agli uominiinsigni quegli errori in cui cadde-ro per condizione dell’ umana na-

(1) IIistaire de V art par les marni-mene : C voi. gr. in fol. aceompagnés.■de 3a5 planches, et distribués en 24 li-vraisons. Paris, chea Treuttèl et Vurtz,1821.

(a) Memorie degli Architetti, fac. 78.

tura , e non si abbiano a in anife-stare quando si nascondono sottoi prestigi della bellezza. Ma ove siconsideri, che il dissimulare i di-fetti può interpretarsi come unatacita approvazione di essi, e l’in-dulgenza che li perdona confon-dersi colla compiacenza che gliaccoglie, e, ciò che pur troppo lasperienza ha confermato , che in-torno a sommi ingegni si adunauno stuolo d’imitatori parassiti,i quali vivono, a cosi dire, unica-mente de’rifiuti loro e ne esage-rano coll’opera i vizii, presumen-do di vincerne le virtù, è mestiericonfessare che la severità di cuifu incolpato l’A. non è in tal casoda riprendersi, ed era forse neces-saria in un secolo nel quale l’ammi-razione stava in luogo dell’esamee l’autorità della ragione. Sembrapiuttosto doversi accusare il Mili-zia di aver dinnenticato parecchinobili architetti (1), e sentenziatoaspramente del merito di alcuneopere senza averne abbastanzameditato l’intendimento.

Scrisse l’A. un trattato Del tea-tro, il quale, come prima in Ro-ma comparve alla luce, destò sìgrande bisbiglio che il maestro delsacro palazzo venne in risoluzionedi ritirarne tutti gli esemplari. Male stampe di Venezia riprodusseroquest’ opera, in cui si grida allamorale riforma del teatro moderno

(1) Non fece parola di quel Bainaldoche nell’ XI secolo innalzò la facciatadel Duomo di Pisa , nè di Filippo Ca-lendario, architetto e scultore del Pa-lazzo Ducale in Venezia, che mori com-plice della congiura del Doge MarinoFaliero, nè di Tommaso Formentonevicentino, che architettò il magnifico evenustissimo palazzo della Loggia inBrescia; nè di Baldassare Longhena ar-chitetto e della Chiesa di Santa Mariadella Salute a Venezia, e del PalazzoPesaro in quella città, uno de’più ric-chi e sontuosi d’Italia : nè di altri nonmeno meritevoli di essere ricordali inqueste memorie.