non meno clie a quella della suamateriale conformazione.
L’A. dimostra quanto sia frivo-lo lo scopo delle nostre rappresen-tazioni, e i vantaggi che derivanoalle nazioni da un teatro, il cuimassimo line siala morale posta inatto per eccitare gli spettatori allavirtù.
Quanto alla figura del teatromoderno che l’A. vorrebbe mo-dellato secondo le forme dell’anti-co, idea eh’egli presenta chiara-mente spiegata in sei tavole an-nesse a quest’opera, e che intitolòprogetto di un nuovo teatro, in-contrò ragionevoli opposizioni (i).
Le svariate macchine di recenteinventate per ottenere il massimoeffetto nelle illusioni teatrali, lapompa dello sceniche decorazionie i progressi della coreografia e-sclodono e la forma immutabiledel proscenium o palco scenicodegli antichi, e i trigoni versati -les, di cui parla Vitruvio (2), e ledecorazioni che si mutano al di làdelle tre aperture della scena sta-bile proposta dal Milizia. Preferi-re alle comodità e decorazioni de’nostri teatri quelle degli antichi,è un voler limitare le arti e lescienze dentro a’ confini de’ loroprimordii, è un anteporre alla squi-sitezza de’ banchetti moderni lesemplici mense degli eroi d’Omero.
(1) Il co. Francesco di Sangiovannivicentino eccitato dall’A. ad esporgli ilsuo parere intorno a questo progettodi un nuovo teatro, vi notò parecchiinconvenienti ; il principale de’ quali èla doppia gradinata, l’una all’altra so-vrapposta, su cui seggono gli spettato-ri. Per essa viene tolto ciò che i tea-tri antichi offeriscono di più attraente,la comparsa generale degli spettatori.
Veggasi la lettera V. della Corrispon-denza inedita del Milizia col co, diSangiovanni.
(3) Vitruv. JLib. V, Cap. VII. Questitrigoni erano macchine triangolari, sul-le quali adattavansi le muia/.ioni discene.
Ammiriamo la sana critica chetraluce ad ogni faccia di questa o-pcretta dell’A., estesa con moltobrio e piena di spiritosi concetti.Uniamoci a lui per invocare unariforma quanto alle rappresenta-zioni , ma rallegriamoci coi con-temporanei , che la forma del no-stro teatro sia più comoda ed ar-monica di quella degli antichi.
Se non che, per giugnere alloscopo che l’A. erasi proposto, nonbastava esporre il modo più adattoad erigere l’uno o I’ altro de’ pub-blici o privati edifici ; ma era me-stieri esaminare paratamente iprincipii di quest’ arte , sceveran-doli da quegli abusi che una lun-ga pratica aveva santificati, ed ap-pianare per tal modo agli artistila strada che al vero bello conduce.
Gli scritti di Marco VitruvioPoliione, anche dopo le fatichedel Marchese Galiani e degli altrieruditi, erano e sono tuttavia inpiù luoghi oscuri ed imperfetti ;e quando pure si giungesse a rein-tegrarli, la religione, i costumi ele instituzioui degli antichi tropposon lungi dalle nostre, che abbia-si coU’architeUura loro ad ammet-tere le forme e le proporzioni de-gli edificii. Il trattato dell’Albertinon manca di ottime discipline ,ma fu segno de’primi sforzi a scuo-tere il giogo del goticismo. Glisci-itti di Andrea Palladio, del Ser-bo e dello Seamozzi non conten-gono un corso regolato di teoriche,ma piuttosto eccellenti materie acomporlo. Il Milizia, a cui una taleosservazione non poteva sfuggire,ne trasse profitto, e compose la piùimportante delle sue opere, i Prin-cipii di architettura civile.
Perchè una fabbrica sia perfettavuol essere bella, comoda e solida.Da una tale considerazione FA,cavò la divisione della sua operain tre parti, in ciascuna delie qua-li svolge litio degli accennati re-quisiti. Espone da prima un’ idea