$83
generale dell’architettura, a cuisuccede una rapida analisi dellaorigine, delle vicende e dell’es-senza di quest’ arte; indi segue adimostrare che la rigenerazionedi essa avvenuta nel secolo XVprocedendo principalmente daglistudi, che il Brunelleschi, l’Al-herti, lo Scainozzi ed altri moder-ni fecero ne’momimenti del Lazioanzi che in quelli della Grecia,doveva di necessità recar seco unprincipio di corruzione, perchèRoma quando alla gloria delle ar-mi volle aggiugnere quella dellearti, mendicava dalla Grecia gliartisti, la quale non ne possedevapiù alcuno capace di emulare que’sommi che fiorirono a’tempi diPericle e d’Alessandro.
Da una tale considerazione Fran-cesco Milizia ne inferisce , che ,dopo le recenti illustrazioni da leRoy , Stuart e Revett, e da altriartisti eruditi lasciateci de’monu-menti dell’Asia, noi a diritto pos-siamo richiedere nell’ architetturaquel maggiore perfezionamento,che non dovevasi attenderne allo-ra eh’ ella rinacque.
La prima parte di quest’ operaversa intorno alla bellezza dellefabbriche. Quivi la teorica degliordini d’architettura è dispiegatacon quell'ampiezza che ricercai’importare della materia. L’A. di-mostra che questi ordini non pos-sono essere più di tre, perchè soletre sono le maniere di fabbricare,soda , media, delicata , alle qualicorrispondono gli ordini greci do-rico, ionico, corintio. Che sei mo-derni, copiandosi 1’ un 1’ altro, nefecere cinque, fu perchè tolsero aconsiderarne soltanto la forma es-trinseca, e non li guardarono maicome espressioni di differenti qua-lità fecondo i diversi uffici a cuidovevano servire.
Esamina quindi l’A. le singoleparti' componenti questi ordini ,cerca 1’ ufficio di ciascuna , con-
fronta la pratica degli antichi co*precetti de’ moderni, e non con-tento mai, se non in ciò che con-sente colla ragione, ne elegge leforme più convenienti e ne pre-scrive le proporzioni. Esposte contale temperamento alcune savieregole generali, fa osservare chequeste pure sono intimate soltan-to alla moltitudine , affinchè essanon ismarrisca ne’confronti e noniscambi i delirii della immagina-zione a’ voli del genio. Accennasaviamente, che nella natura, so-vrana maestra delle arti, la bellez-za di una stessa forma non consi-ste in un punto unico di propor-zioni ; ma sibbene ha una circon-ferenza per entro alla quale puòspaziare. Sembra che gli antichiavessero conosciuto questi limiti,perchè permisero al genio quellalibertà che respiravano in tutto,mentre i moderni sonosi ridotti acopiare le opere di quelli, e la me-diocrità sedendo legislatrice mol-tiplicò le regole, promulgò la in-tolleranza e tarpate le ali al geniogl’impose di volare. La sola pichedegl» architetti, conclude l’A., at-tengasi alle regole del Palladio ,dello Scamozzi o del Vignola.
Procedendo a discorrere soprala teorica delle proporzioni, com-batte le opinioni del Blondel, det-1’ Ourard, del Briseux e di parec-chi altri che statuiscono fonda-mento della simmetria l’armonicaprojtorzione. Dimostra che la ve-nustà architettonica non è circo-scritta dall’ uso di veruna delleproporzioni aritmetica, geometri-ca , armonica e controarmonica ;ma che la sperienza ammoniscel’architetto di quali proporzioninelle diverse fabbriche riesca piùgrata la vista. Fondato in un taleprincipio, tratta delle leggi dellavisione spettanti all’ architetturae delle proporzioni generali dellefacciate e dell’ interno degli edifì-ci». L’euritmia e il decoro, che