(li causare la peregrina novità, edi temperare le frequenti inversionide’ nostri prosatori, levandole ovenon sieno richieste dalla sposizionedelle idee, o dall’ uso costante dellanostra favella. La proprietà, 1’ ele-ganza e la nobiltà spiccano nellescritture sue d’ ogni maniera, ed inquelle singolarmente che trattanodi Bell’Arti, e non vanno mai divisedall’ aurea semplicità.
Eletto nell’ anno 4769, per curadell’ ottimo ministro Carlo conte diFirmian, il Parini professore di elo-quenza in Milano, vi dettò quelle ec-cellenti Lezioni di Belle Lettere,che sono un modello di stile, nel-l’insegnarle. Forza, nobiltà, preci-sione, facilità, armonia ed evidenzaadornavano parimente il suo favel-lare, che importantissimo per lagrandezza de’ sentimenti e delledottrine, rapiva gli animi, e facevache tutti pendessero attoniti dallabocca di lui. Quindi i più ardui det-tami della filosofia ed i più fini sen-timenti, applicati alle BeW Arti edimostrati da lui, vestivano le piùevidenti forme, allorché ne dichiaròper pubblico comandamento le Teo-riche, che soleva avvalorare con ledottrine di Aristotele e d’ Orazio, efar risplendere con gli esempi deisommi artisti e scrittori. Condiva c-gli sovente i propri insegnamenticol garbo socratico, dialogizzandoe mescolando la più leggiadra ur-banità alla precisione della doman-da; il che invita all’ esattezza dellarisposta. Largo di meritata lodeverso gli scolari, e delicato nel ve-lare chi non la meritasse, pareva,
nel dimostrare la cosa mal intesa,che correggesse sé medesimo conbella disinvoltura. La sua scuola fuper trent’ anni il convegno non solodella gioventù desiderosa d’impa-rare , ma anco de’ letterati nazio-nali e stranieri, vaghi d’investigarele recondite nozioni della metafisi-ca e delle Bell’ Arti imitatrici.
Sé meno singolari furono le dotimorali del Parini.Una mobilità som-ma di nervi ed una costante agita-zione di muscolari irritamenti gliavevano constituita la tempra faci-lissima alle impressioni, e per sémolto inquieta. Queste affezioni, cherendono gli uomini d’ ordinario sa-gaci osservatori di sé e d’ altrui,spargono d’ un certo acre ed ira-condo il discorso, e di una straor-dinaria risolutezza ed energia leazioni ; e ben condotte spingono gliuomini verso gli oggetti utilmenteingegnosi, mal dirette li fanno di-ventare fastidiosi e maligni. Il Pa-rini sagacemente moderò, come So-crate, il suo carattere impetuoso,corresse la sua splendida bile, tras-formandola nella socratica ironia,che mescolata con l’ingenuità, colgarbo e col decoro non offende gliuomini, mentre li riprende gentil-mente con un contrasto di modi cheli sorprende. Se adiravasi egli peravventura, l’ira sua era breve, fu-gace e nemica dell’ odio. Alieno dal-la malignità non prese di mira i di-fetti di persona veruna nel suo poe-ma del Giorno, ma servì alla sto-ria de’ costumi e delle abitudini deitempi suoi, ne scelse i tratti più sin-golari, e li dipinse al vivo, colorali-