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clamorosi successi giammai non val-sero a diminuire in esso quella esi-tanza che sempre Io perseguitavanelle prime recite, conoscendo ( se-vero sol con sè medesimo) i tantiscogli dell’arte che egli voleva per-fezionata, e non meno esitante perla consueta volubilità del pubblico.Solea perciò ripetere celiando agliamici: Venite ad ascoltarmi dopola tersa recita.
Giunto in tale circostanza a Ve-nezia un commissionato del regioteatro di Palermo offri subito alPacchierotti il rango di primo so-prano in quella città pel 4771; emunito da S. E. il procuratore Tron(che tanto influì generoso nelle for-tune del Pacchierotti ) di commen-datizia pel veneto rappresentante inNapoli, prese le mosse a quella vol-ta. Ma toccando Napoli per girsenediritto a Palermo gli venne intimatasolenne protesta, perchè la De A-miciSj regina delle cantanti in quel-l’epoca e delizia del pubblico pa-lermitano da varie stagioni, dichia-rava non voler compromettere ilproprio decoro e l’esito dello spet-tacolo prendendosi a compagno unartista da parti secondarie. Confor-tava il Pacchierotti il veneto mini-stro, ma nell’umiliante alternativadovette dar prova di sè cantandodue pezzi con piena orchestra nelteatro di s. Carlo in Napoli, e glifurono delegati a giudici i composi-tori di musica Lacillo e Piccini, edil soprano Cafariello. Compensatal’amarezza da un esito brillante, sifece lusinghiero invito al Pacchie-rotti di scegliere tosto tra il teatro
di Palermo e quello medesimo di s.Carlo. Nobile puntiglio lo decise pelprimo, e gli fu riservato il teatro dis. Carlo per i due anni successivi.Approdati a Palermo gli attestati el’esordiente, fu presentato il Pac-chierotti alla De Air,iris. Fredde ac-coglienze, superbe ricerche se a-vesse avuta la parte assegnataglinell’opera; si tenesse avvertito dibene studiarla, perchè non si voleaimpazzire con principianti. Venne-ro le prove; un duetto però che ilPacchierotti avea colla De Amicisnon si esperiva mai. Chiede egli fi-nalmente quando piacerebbe allasignora di eseguirlo per le necessa-rie intelligenze. Alla prova gene-rale , gli si risponde ; e cosi fu. So-steneva la De Amicis la parte dellaDidone, esimia in bellezza, in azio-ne, nel canto. Appena vista nellaprima sera dall’affollato pubblico,fragorosi e lunghissimi applausi lasalutano; allo sciogliere poi dellavoce, battimano senza fine. Tre-mante il Pacchierotti esce e canta]a sua cavatina. Non applausi, noninsulti! Giunto il duetto nel qualela De Amicis si proponeva di schiac-ciare il mal conosciuto avversario,ne canta il primo concetto con tantaarte che strappa all’ udienza le gri-da dell’entusiasmo. Piisponde il Pac-chierotti, e trova favore. Negli ad-dite e nella cabaletta, maestra laDe Amicis di ogni genere di cantomette in opera tutti i suoi mezzi :1’ udienza è per essa. Soggiunge ilPacchierotti con un genere affattonuovo di appoggiature, di grup-petti, di trilli, di slanci patetici, di