suo passaggio per Parigi ebbe gra-zioso imito dai Regii Coniugi, e sipresentò alle Tuillerie in occasionedi pubblico ricevimento. Distintadall’ augusta figlia di Maria Teresala marcata figura del Pacchierottiin mezzo a queirillustre adunanza,e sorpassando essa ogni riguardoper la tanta celebrità di lui, eccoche impaziente se lo fa avvicinare,Io conduce al cembalo ne’ privatiappartamenti e pende estatica daquelle note incantatrici. TerminatigT impegni di Londra , ricordate-vi , Pacchierotti, di esser nostro jin tre anni ci rivedremo: e lo ac-commiatava non meno cortese chegenerosa. Infelice sovrana! dovevinel corso di pochi anni passare daltrono al carnefice, santificata dallasventura!
Anneriva l’orizzonte politico, ecollo spirare del 4789 il Pacchierot-ti volle rimpatriare. Portava amo-re di patria a Venezia, perchè ri-covero di sua gioventù, culla a’suoiprimi artistici sforzi. L’aperturadel gran teatro la Fenice nel 1792pose termine alla carriera teatraledel Pacchierotti, consagrando cosìa quella magica capitale le sue pri-me, le sue ultime glorie. Nulla potèrimuoverlo poscia dal generoso eraro proponimento di voler lascia-re egli il teatro , e non che il tea-tro lasciasse lui, benché tuttoranella pienezza dei mezzi ed in etàvantaggiosa.
Chiudendo la carriera artisticadi si grande uomo, vuoisi ricordatoun avvenimento a gloria dell’ artemelodrammatica del secolo XVIII,
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perchè rivaleggia i prodigi musi-cali degli antichi tempi. Era solitoil Pacchierotti immedesimarsi nellevarie commoventi posizioni comese effettivamente fosse nel fatto edil personaggio da lui rappresenta-to. Nel 1770 sosteneva in Forlì laparte di Arbace nell’ Artaserse delMetastasio, ed alla scena del giudi-zio espresse in un modo così subli-me la convulsa generosità di un fi-glio che può evitare la morte e nonlo fa per salvare il padre, mentre anude proteste d’innocenza affida lastima dell’amante, che non solo in-cantò gli uditori tutti, ma perfinol’intiera orchestra, la quale dimen-ticando attonita il proprio dovere, siristette ad un tratto dall’ accompa-gnamento! Nella profonda angosciae nel generale silenzio il Pacchie-rotti avverti primo agli ammutolitistrumenti, e sdegnoso domandandoal direttore che facesse .... Piango ,rispose egli, o signore ! Quale pa-gina gloriosa per l’arte in quelpianto, in quella risposta, in quellasospensione !
Allo spirare dello scorso secolotrovavansi collocati dal Pacchierot-ti i frutti delle sue fatiche princi-palmente nel banco inglese e nellezecche d’Italia, quando le procellepolitiche segnavano l’epoca memo-randa in che l’uomo di ogni classe,scosso, depresso, esaltato, avvolto,fuso, direi quasi, a nuova esistenza,non poteva istruirsi nel passato pervarcare cautamente il presente, eviveva desioso e stupefatto nell’ av-venire. Il quarant’ottesimo annocirca di sua vita toccava allora il