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[Volume Nono e volume decimo.]
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ileliziavasi nella sua villa di Quar-zo di sopra presso Bologna, fusorpreso dalla morte, che coglietroppo presto i migliori.

Era il giorno 2 di settembre del4841, ed egli all’ alba levatosi giu-sta il costume, fu veduto traspian-tare e nettar piante nel giardino :più tardi cominciava una letterapel figlio minore, quando avvertitodella colezione v’ intervenne ilaree pronto. Tornò per finire la let-tera lasciata a mezzo ; ma all’ im-provviso lo prese un dolore al Iatomanco, dolore cui seguitò poco ap-presso veemenza di vomito, e pro-strazione di forze: le tenere curedella nuora, che prima accorse, poiquelle del suo primogenito e ditutta la famiglia a nulla valsero :fu chiamato il medico, ma era trop-po tardi : fu chiamato il sacerdo-te. Ad un’ ora pomeridiana , dueore dopo che il male lo ebbe col-to, Francesco Rosaspina passò. Chipuò dire il pianto de’ suoi, degliscolari, de’colleglli, di tutta Bolo-gna? Il cadavere fu portato nellachiesa di santa Maria Maddalena;professori e scolari furono alle ese-quie. Cosi anche in morte ebbe fl-uori, che in vita ebbe non cerchi:fu non chiedente ascritto allTsti-tuto di Francia, alle accademie ita-liane di Pisa e Livorno, alla realedi belle arti di Torino, alla provin-ciale di Ravenna : fu ancora dell’ac-cademia agraria di Bologna. — Ledegne lodi ebbe da chiari spiriti :non mancò nella pontificia accade-mia di belle arti di Bologna di toc-carne la memoria il professore An-

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tonio Serra nella solennità de’pre-mii del 29 novembre 4844: più alungo ne scrisse il pro-presidentemarchese Antonio Amorini Bolo-gnini: non mancò di farne l’elogioil Segretario dell’accademia di Ra-venna conte Alessandro Cappi nel-l’adunanza del consiglio accademicodel 24 febbraio 4843. Ma l’elogio piùbello al Rosaspina sono le opere,che ne lasciò, e la memoria di suevirtù domestiche e cittadine; me-moria che non può morire, racco-mandata coni’ è specialmente ai fi-gliuoli, e ai discepoli, che egli amòsempre come figliuoli !

Domenico Vaccoliivi.

BERTHOLLET (Claudio Luigi).Nel borgo di Talloire a due legheda Annecì, nacque il 9 novembre4748 dal castellano di quella ter-ra, e da Filiberta Donier, la qualeveniva da nobile famiglia di Sa-voia. Le mediocri fortune non im-pedirono 1’ opera della buona edu-cazione. Dal collegio di Annecì pas-sava il giovinetto a quello di Chain-berì: poi a quello delle provincienella colta Torino. Compiuti glistudi di umanità e di filosofia, ap-plicò a quelli di medicina, e n’eb-be laurea in quella università del4770. Desideroso di un più largocampo venne a Parigi del 4772, enelle tenebre della vecchia chimicaportò la luce dei faLti; ma se que-sta fatica procacciavagli compia-cenza ed onore, non davagli lucroda sostenere la vita. Presentossial propagatore dell’ inoculazione ,all’ illustre Tronchiti, e trovò in lui