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Lazzaro Spallanzani un’ operettalatinai sulla maniera di costruireuna muova macchina elettrica condisco e isolatori di legno ben to-stati, che immaginò seguendo ilpensiero di un padre Ammersino,che i legni cioè fatti friggere nel-l’olio diventano idio-elellrici ga-gliardissimi. I varii fenomeni del-F elettricità permanente , e massi-me quello del nastro elettrizzatoche si accosta ad una piastra dimetallo ben isolata, gli suggeriro-no nel 4775 F idea d’ una mac-chinetta che conserva lungo tem-po la virtù elettrica una volta im-pressale, e la distinse col nome dielettroforo perpetuo. Nel porger-ne avviso in Inghilterra a Giusep-pe Priestley, lo storico dell’ elet-ti’icismo, gli significa dalla suastoria avere appreso che altri pri-ma di lui aveva notate alcunedelle proprietà del legno abbru-stolito, e dubitare che i nuovi vo-lumi della storia non venisseroper ugual modo a rapirgli la gio-conda illusione di questa scoperta.Ma, comunque la cosa fosse perriuscire, diceva, che era rassegna-to. Pregava poi l’amico a manife-stargli subito e candidamente qualparte potesse ascrivere a sé stessonelle invenzioni che credesse pro-prie , e quale giudizio se ne do-vesse dare. Il dubbio di Volta nonfu vano. Wilke fisico svezese entròin campo affermando non senzabuone ragioni di avere fino dal4762 inventato l’elettroforo. Lon-tani noi dal fraudare delle debilelodi l’oltramontano, possiamo con
certezza dire che Volta pervennealla stessa invenzione senza sape-re di lui, e che ambedue deggio-no ugualmente onorarsi. Nel 4776un Giuseppe Klinkosch tentò dimettere in discredito l’elettroforo,e accusò Volta che si fosse van-tato scopritore dell’elettricità vin-dice. Gli rispose il Volta vittorio-samente, attribuì a sè l’invenzionedell’elettroforo, e disse alcuna co-sa di Wilke, che merita sia citata.« So, scrive il Volta, che prima dime conoscevasi che i corpi resi-nosi ritengono meglio del vetroF elettricità ; so che Epino e Wil-ke ci avevano dato F esempio diun vero elettroforo col bellissimoesperimento dello zolfo fuso in unacoppa di metallo, donde traevanosegni elettrici anche dopo settima-ne e mesi ; ma d’ altra parte sopure, che quando io inventavaF elettroforo non conosceva anco-ra le sperienze di Wilke e di E-pino, e solo seguitava il padreBeccaria, e in specie il dottor Ci-gna che più d’ogni altro fisico av-vicinossi alla costruzione d’un ve-ro elettroforo. Sfido tutti gli e-lettrizzanli, prosegue, se alcunod’ essi con lastre di cristallo ocon calze di seta applicate a la-minette sottili di metallo può per-petuare F elettricità , anzi solomantenerla (senza nuovo strofina-mento o senza prenderne d’altron-de in prestito ) molti giorni. Visi giungerebbe . . . colla coppa omassa di zolfo di Epino mercè ilgiuoco di scaricar la boccetta eportarne indi il fondo a scorrere