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[Volume Nono e volume decimo.]
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metro che segna fino a due mille-simi di ossigeno. Ti spese un dueanni per ridurlo a qualche perfe-zione, e credette poterlo chiamareanzi che eudiometro un apparatouniversale per tutte le sperienze ericerche sulle infiammazioni delledifferenti arie, che immaginare sipossano, eccetto quello che richie-dessero di essere molto in grande,e per conoscere le vicende dellearie infiammabili che nell’ ardere siconsumano, e la quantità di gasossigeno che insieme sparisce.

Ma, lasciate per un momento lesperienze di gabinetto, si applicòalla contemplazione dei grandi fe-nomeni della natura. Viaggiandol’Italia superiore esaminò i famosicampi igniti di Pietramala nellamaggiore altezza della strada traFirenze e Bologna, e i fuochi diVelleja nel territorio di Piacenza.Un’inesauribile scaturigine di ariainfiammabile che esala attraversole screpolature del terreno, e deri-va, secondo lui, da vegetabili edanimali ricoperti ab antico da qual-che sfasciume di monte, ed ora pu-trefatti, li mantiene accesi. Non siriprova l’opinione che il gas idro-geno accenda quei fuochi, ma l’as-serzione che sia generata da mate-rie che imputridiscono, si rigettadallo Spallanzani, pur esso scrupo-loso osservatore della natura. Conbuoni argomenti li ascrive piutto-sto alla decomposizione dei solfuridi ferro. Volta se avesse voluto di-partirsi dalla sua favorita credenzache l’idrogeno nasca da sostanzeputrefatte, avrebbe prevenuto lo

Spallanzani, non quanto aliai naturadei fuochi, chè vide il vero, sì benequanto all’ origine loro, tanto piùche non ignorava una idea di Mon-tigny citata da lui, assomigliarsi ilfuoco dei terreni ardenti a quelvapore, che, nel versarsi dell’acidosolforico, si schiude dal ferro e allafiamma della caudela si accende.Ma che non può nell’ uomo, comeabbiamo già detto, 1’ amore delleproprie scoperte?

In una lettera a Saussure parlaampiamente sulla capacità dei con-duttori elettrici. Era dottrina diFranklin, che la capacità non seguela ragione della massa, ma la ra-gione della superficie del condutto-re, ed egli mediante le sue esperien-ze riconobbe, che di due conduttoridi ugual superficie, quello gode dimaggiore capacità che più si stendein lunghezza, e che per essi la fi-gura più opportuna non è la sfericama la cilindrica. j\'on procedette piùinnanzi, e cede la palma a Coulombche trattando dopo di lui lo stessoargomento misurò accuratamentecol sussidio delle matematiche ladistribuzione del fluido elettricosulla superficie dei corpi coibenti esemi-coibenti, e c'insegnò le formemigliori da darsi alle macchine e-lettriche, il potere delle punte e leleggi giusta le quali si diffonde l’e-lettrico pel contatto dell’ aria elungo sostegni non perfettamenteisolanti.

Il nome di Volta suonava giàchiaro per l’Europa, e il conte diFirmian che nell’anno 1774 lo ave-va scelto a reggente del patrio

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