Haven nel Connecticut aderisce inmolta parte alla detta ipotesi, masuppone che il vapore acquoso dis-seminato in una massa d’aria cal-da si condensi in ghiaccinoli, per-chè d’improvviso sopravviene unvento freddo oltremodo. Con armimigliori si è dal can. Bellani com-battuta F ipotesi, e tra le altreobbiezioni ha questa cui non sipuò rispondere : la grandine so-vente formarsi di notte, quando èimpossibile che il sole colpisca colsuo raggio le nubi. Se poi credia-mo a Humboldt, nelle valli de’granfiumi dell' America sotto la lineaequinoziale la grandine si scaricasempre sulla terra verso la mezzanotte. Le obbiezioni del Bellanifurono illustrate e difese da unPérévoschtchikoff, che ci diede an-co un’ altra ipotesi dedotta daglieffetti dell’evaporazione nella tem-peratura dei liquidi. Volta, troppofervido partigiano dell’elettricismo,non volle esaminare con profondi-tà le cause del raffreddamentodelle nubi e la composizione astrati dei chicchi della grandine.Pérévoschtchikoff, che potè medi-tarvi più alla lunga, e non avevaalcuna anticipata opinione , trovala potissima cagione del raffred-damento che genera il primo noc-ciolo della grandine, nella disper-sione del calorico raggiante chescappa liberamente dalla superficiesuperiore delle nubi. Veramentequesto calorico emana anco dal-F inferior parte delle nubi, e noice ne accorgiamo in quelle calmeche precedono ai temporali, allor-
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chè s’induce un noioso calore co-me di afa. Del resto, sembraci colVolta, che non si possa escludereintieramente F elettrico dalla for-mazione della grandine, ma in qualmodo operi è tuttora un mistero.
La famosa questione sull’ utilitàde’paragrandini, che nel 4823 de-stò tanto rumore in Italia, fu aVolta cagione di qualche disgusto.I dotti si erano divisi in due par-ti. Pretendevano i primi, che iparagrandini avessero fuori d’ognicontesa la virtù di salvare i cam-pi dalla grandine, appunto comela spranga francliniana salva gliedifizi dal fulmine, e in propriofavore adducevano varie sperienzefatte allora in Francia da Lapo-stolle e da Tholard, creduti gl’in-ventori de’paragrandini, che peròfurono la prima volta nel 1777 daGueneau de Montbeillard proposti.In contrario allegavano i secondi,che non sapendo noi con certezzain qual modo la grandine si fac-cia, non potevamo presumere d’im-pedire coi mezzi nostri, sempredubbi, la sua formazione. Negaro-no che alcuni campi fossero statisalvali dalla grandine, come sipretendeva, e addussero invece gliesempi di campi, che nuli’ostantei paragrandini, vennero devastatidalla gragnuola. Dottissimi fisicitenevano questa sentenza, e Voltaal loro numero si aggiunse. Conlettera del 9 luglio 1823 manife-stò al signor Marzari, presidentedell’ Ateneo di Treviso, che i pa-ragrandini costrutti colla corda dipaglia erano poco abili alla disper-