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ne dono all’Europa (1). Trascorsicinque anni volle in compagnia diScarpa, suo collega, vedere laGermania, la Francia, 1’ Olanda el’Inghilterra. L’imperatore Giu-seppe II lo accolse con tutta af-fezione. Varii principi di Germa-nia ambirono di conoscerlo dipresenza, e gli fecero ripetere al-cune delle sue spericnze. In Fran-cia lo festeggiarono i Lavoisier, i
(i) Il viaggio nella Svizzera si stampònel 1827 per cura di C. Zardetti, che perpubblicarlo si valse del ms. che si con-serva nella ricca libreria del Tu France-sco Réina. Siccome l’edizione è solo di76 esemplari, e non venne posla in com-mercio, crediamo opera non inutile dar-ne qui un sunto. Il titolo del viaggio èquesto : Relazione del profes. AlessandroVolta di un suo viaggio letterario nellaSvizzera , ora per la prima volta pubblica-ta in occasione delle lauslissime nozzeStabilini-Réina.Milano, dalla Società ti-pografica dei Classici italiani, 1827. Egliintraprese questo viaggio per risoluzio-ne propria e per invito del conte di Fir-mian. Benché lo avesse eseguito fino dal-l’autunno 1777, non ne mandò al Fir-mian la relazione che nel i5 ottobre' 779 -
La più alta cima, cui potè il Volta sa-lire, è quella dell’ alpe di Fieudo nelmonte S. Gottardo, elevala sopra il li-vello del mare poco più di 1 334 'ose.Andando per la valle Levenlina fino adAltorff osserva : oche le altissime rupiscoscese e diroccate, i massi incavali ependenti che minacciali rovina, i granpezzi già divelti c portati al basso, ondesorgono ammassi immensi di rottamiammontati, il fracasso e l’inabissamen-to dcll’acque nelle cupe voragini dellavalle dirupala, valle visibilmente sca-vata dalle slesse acque che in que’ di-
Biot, i Chaptal ed i Laplace. LT 11 -ghilterra gli aperse le sale dellaregia accademia, ed egli in bene-merenza vi lesse la dissertazionesul condensatore. Gli oltramonta-ni , ci all’erma il Cicognara nellastoria della scultura, benché fos-sero nostri i Langragia, i Piazzi,i Canova, fissavano con occhio d’invidia il Volta.
Abbenchè nei verdi anni diede
rupi si sono aperto il passaggio ; glialtri torrenti minori, ma nulla menoformidabili, che solcano i fianchi logoridei monti a destra ed a sinistra dellavalle principale, a cui vanno a riunirele acque loro ; il complesso e f aspel-lo di tali cose offre ai sensi sopraffallied alla meditazione profonda, che suc-cede, argomenti parlanti della estremavetustà di questo nostro globo... Gliscrepoli, le spaccature , gli scoscendi-menti, lo sfacimento, dirò così, univer-sale di quei dorsi immani sono solchiimpressi dal tempo distruggitore, o, aparlar più giusto, sono le tracce cherimangon dell’ azione indeficiente ecombinata degli elementi, che, da unaserie lunghissima e al nostro pensieroinarrivabile di secoli , operano sopraquelle masse enormi , quanto più ele-vale, tanto più esposte all’impeto deiventi, delle procelle e dei turbini, allenevi, alle vicende d'umido c di secco,di ghiaccio e di sgelamenti • . . u De-scritto il corso dei fiumi nel fondo diprecipizii tra monte a monte , e dettodella bella valle Ira Orsera e 1 ’ Ospe-dale, nomina il famoso ponte del dia-volo. et Ho nominalo, prosegue Volta,il ponte del diavolo che è di là delS. Gottardo poco sotto Orsera e il
foro del monte. Qui può dirsi
che segga come in suo trono la Deitàdel terrore. Nude rupi, altissime, sopra-