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[Volume Nono e volume decimo.]
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opera alla fisica, eseguì da solo lamaggior parte delle sperienze.Quindi prese per compagno il ca-nonico Gattoni, che per lui rac-colse un buon gabinetto di fisica.

Il eh. prof. Fr. Mocchetti suo al-lievo fu in progresso di tempoassunto a parte di alcuni suoisperimenti, e quando questi peristruirsi visitava le università ger-maniche, gli scrisse il Volta qual-

stanti ; strada e ponte sopra il Reussche si sprofonda in un abisso spaven-toso, sostenuti come per miracolo ; disopra il fiume medesimo formante unacascata lunga forse trecento piedi, daun’altezza che perpendicolarmente pre-sa è più di cento, cascata che si vede indistanza rovesciarsi sopra il ponte me-desimo e lunghesso scorrerne in partele acque, in parte percuotere in quel-le il gran fianco armato, c quindi spez-zate precipitare nel gorgo ; tutto ciòunito insieme forma uno spettacolo cheinvano mi sforzo di descrivere: spet-tacolo che un essere sensibile e pen-sante mirar non può, per la primavolta almeno, senza tremare e agghiac-ciare... Un’altra situazione, che a meè parsa non meno terribile, è di quadi S. Gottardo sotto il così detto Da-zio grande. Ivi le rupi, che sono d’at-lorno serrate ed altissime , quasi nonlascian vedere il cielo; escono alcunedal perpendicolo, e inchinale pendonosopra la valle , cui minacciano di co-prire. Lo spettatore non può alzarl’occhio, nè abbassarlo alla valle sfon-data senza sentirsi stringere il cuore iqui non ode , non parla ; qui tutta insuo pensiero è concentrata la sua esi-stenza . . . » Discorre dei laghetti nellapianura più alla di S. Gottardo. Essiper la maggior parie dell'anno sono

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che lettera sull’elettricità galvani-ca, che egli ha in animo di pub-blicare. Ci raccontano che il Volta,innanzi d’imprimere le varie suedissertazioni, le leggesse alla coltadonna Teresa Ciceri, di cui sopraè menzione, e voleva correggessequelle parti, dove scoprisse difet-to, massime quanto alla chiarezzadello stile. Volta nel provare eriprovare era instancabile. Iater-

gelati, e non nutriscono alcuna sorladi pesce. Il più ampio, detto il la;o diLucendro, dà origine al fiume R:uss,che poi forma il lago di Lucerna. Da-gli altri laghetti più piccoli , e pro-pinqui all’ospizio dei cappuccini, scatu-risce il fiume Ticino. Si maradgliache gli antichi filosofi abbiano inagi-nate tante ipotesi sull’ origine de fiu-mi. Seguendo il loro cammino veiso lasorgente avrebbero trovato che lannoorigine nelle immense ed eterne ghiac-ciaie delle Alpi. Ma gli antichi filosofi,come bene avverte , studiavano li na-tura nel loro gabinetto, e là molclla-vano i sistemi e pensavano alle prove.

L’interna massa del S. Goltardo èdi un bel granito. Alle falde e neidorsi delle montagne, quasi esterni al-la gran catena, trovò degli strati calca-ri, argillosi, e, poco più in dentro,monti di schisto sparsi a vene di sijnar-zo. Stabilisce che l’inlerior massa dellemontagne primarie della terra esserdee di granito. I geologi moderni han-no confermata l’asserzione di lui.

Sul S. Gottardo esaminò la salubritàdell’aria coll’eudiometro. Rinvenne inquelle altezze che l’aria non è menocarica di flogisto che nei siti più bas-si , c talora gli parve anzi ne conte-nesse in maggior dose. Nel 1778 sot-topose all’esperienza l’aria, dei nostri