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[Volume Nono e volume decimo.]
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rogava, non indovinava la natura,dissimile a quei fisici che primaimmaginano un sistema, poi van-no in traccia delle prove. La mi-glior parte del giorno era desti-nata da lui alle favorite sue spe-culazioni , nè quando le ricchezzepiovvero in sua casa, dimise que-sto metodo, o allargò la mano avivere splendidamente. A quelliche in sua presenza esaltavano

piani di Colico, che massime allora e-rano pestiferi per l’aria e confrontatalacon l’aria montana salubre di Bormio,tolta in sito più basso degli stessi ba-gni di Bormio, non conobbe alcunanotabile differenza, e conchiuse che1’ aria vicina alle paludi non abbondadi flogisto più che altrove j e che vihanno altre cause che guastano la suabontà.

Arrivato a Lucerna ammirò l’oppor-tuna situazione della città e i quattrogran ponti, posti dove il lago dà an-cora le sue acque alla Reuss. Due diquei ponti, soggiunge Volta, « forma-no uno de’ più bei passeggi che idearemai si possano. Lucerna in cosi bellae vantaggiosa situazione collocata, purcome gli altri cantoni cattolici, ha po-ca popolazione e meno commercio «.Non ha Lucerna scelte biblioteche ericche collezioni di storia naturale.Udì solo a ragionarsi di un gabinettolasciato dal celebre Lang autore del-1 ’ Hisloria lapidarti figuratorum. Conmolte lodi celebra null’ostante Lucernaper la gran pianta o modello in rilie-vo di gran parte del paese degli Sviz-zeri, opera del senatore di essa città ,Luigi Pfìffer. Questi gli narrava, chene’ suoi viaggi per le vallale dellaSvizzera aveva corso più volte peri-colo della vita, perche que’rozzi mon-

l’invenzioue della pila, soleva direcon troppa modestia : « che nonavrebbe mai creduto, che questosuo apparato da lui costrutto perconvincere con evidenza i suoiavversarii, tenaci ancora dellascuola galvanica, potesse esserefecondo di tante e sì importantiscoperte pel progresso delle fisi-che e chimiche scienze ».

Stupendo a credersi che due

tanari, gelosi otremodo della indepen-denza loro, e sospettosi di ogni cosa ,stimavano che si fosse recato nel loropaese a pigliarvi misure, non pel suomodello, ma come spia di qualche po-lente signore, che sarebbe poi venutoper ridurli in ischiavitù. Corse Iostesso pericolo tra di noi Lazzaro Spal-lanzani , nel 1772. Entrato nella valleCavargna per farvi alcune osservazionidi storia naturale, s’ insospettirono dilui quei popoli, e armati chi di pisto-la, chi d’archibugio, lo misero in mez-zo , ed erano per uccid erlo , quandoseppero le sue intenzioni pacifiche.Quei miserabili valligiani non temeva-no come gli Svizzeri per la indipen-denza , ma che Spallanzani fosse ungabelliere lassù salito per aumentareil prezzo del sale.

Finisce la relazione di Volta con lenotizie intorno la città di I.ucerna. Èignoto se abbia scritto tutto il viag-gio. Da Como fino a Lucerna ebbe pel-compagno l’abate Francesco Venini diVarena, e da Zurigo fino al ritorno inpatria il conte G. B. Giovio -• u Signo-re, scrive il Volta, molto colto e mol-to dedito allo studio, non tanto peròdelle scienze naturali, quanto dellebelle lettere e della grave metafisica,di cui ha dato alle stampe qualche sag-gio ».