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[Volume Nono e volume decimo.]
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uomini di sì raro ingegno, qualifurono Piazzi e Volta, abbiano a-vuto nell’ istesso tempo il natalenello stesso angolo della setten-trionale Italia ; Volta fu sommonell’ arte delle sperienze} Piazzimaneggiò con inarrivabile mae-stria le matematiche. Il primo ar-ricchì di utili strumenti la fisica,poi le aggiunse una novella pro-va di scienza ; 1’ altro fece donoall’ astronomia di un elaboratissi-mo catalogo delle stelle, e da ul-timo allargando la fascia dello zo-diaco , scoprì un pianeta. Che seVolta coll’ invenzione della pilaampliò i confini dell’ elettricismo,promosse lo studio della chimica,e offerì ai dotti una macchinetta,che può essere fonte di semprenuovi trovati; il Piazzi non menofortunato mise in piena luce ilmoto proprio delle stelle, da cuisi ponno derivare sicuri principiiquanto alla fabbrica dell’universo,e, rivolgendo lo sguardo degli a-stronomi dove fiammeggia Cerere,presentò loro Giunone , Pallade,Vesta. Degni perciò entrambi divivere immortali, e di stabilireun’ epoca nella storia dell’ umanosapere (1).

Prof. Ab. Maurizio Monti.

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RICCATI (co. Iacopo). Da Mon-tino Riccati e Giustina Colonna diCastelfranco nacque in Venezia ilgiorno 28 maggio del 1676 un fi-glio, che levato al fonte battesimaleda Ranuccio Farnese, duca di Par-ma e Piacenza, ottenne il nome diFrancesco. Nella tenerissima etàd’anni dieci, il 7 dicembre del 1686,perdette il padre ; ma nella geni-trice, in cui ricaduto era il pingueretaggio Colonna per la morte diGiordano, e nello zio paterno, ilconte Carlo, sortì il giovanetto duesavissimi educatori, che gli forniro-no i mezzi più opportuni ad in-formare la mente alla conoscenzadel vero ed il cuore all’affetto ope-roso della virtù. Quindi nel gen-naio del 1687 lo si affidava a’ Ge-suiti, che in Brescia tenevano aper-to a’ nobili un celebratissimo Col-legio. Nè andò molto, eh’ ebbe amostrare quanto promettesse l’in-gegno del Riccati per guisa che ilrettore, padre Bartolomeo Teri-senghi, scriveva allo zio : « Il nipo-» te è uno de’ più belli spiriti eli’ io» abbia avuta occasione d’arnmira-» re » ; e il padre Francesco Bevi-lacqua Lazise soggiugneva « che» fra censessantotto convittori po-» leva assolutamente chiamarsi il

(i) Quest’articolo fu tratto, colla per-missione dell’autore, dalla sua Storiadi Como (Como, co’torchi di C. PietroOstinelli, voi. 4 , 1829-32, in 8 .vo) ; edè uno degli scritti più compiuti ch’iointorno al Volta abbia letti : giacché ilprof. Monti conobbe di persona il Vol-ta , e fu nella intrinsichezza del piùVol. IX.

caro amico, che questi abbia avuto, di-co il Mocchetti. Per quanto poi si dicadel Volta, non si dice mai abbastanza.Il Becquerel stampò essere la pila .. .L’inslrument le plus précieux que posse-derti les Sciences) e in un libricciuolocoronato dalla società parigina sopraP istruzione elementare si ripete : la

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