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[Volume Nono e volume decimo.]
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professori dell’ Università, con cuiil Riccati avea già stretto amicizia,cercavano di persuaderlo a ristaredalla fatica e non perdersi in isfor-zi, di cui si ostinavano a non rico-noscere il vantaggio ; e non ebbea confortatore che il padre Stefanodegli Angeli, lettore di teologia eduomo di mente acutissima. Quindiè, che se le scienze di matematicasublime levaronsi in grande onorenell’ Italia nostra, e se anch’ essapuò misurarsi coll’ altre dotte na-zioni senza punto arrossire, a Ia-copo ed a’ suoi figli dobbiamo ilmerito principale ; ma, torno a ri-petere, a Iacopo massimamente, cheil primo lottò contro 1’ opinioned’illustri suoi connazionali, checolse nella lotta una palina invi-diata dagli stranieri, e de’ rami piùeletti ne fece parte ai discepoli eda’ figli suoi. Mi sarei per ciò mera-vigliato, che nella Biografia univer-sale del Missiaglia un solo magris-simo articolo si ponesse a Vincen-zo Iliccali, e si ricordassero in essocome per incidenza i nomi di Iaco-po e di Giordano, mi sarei meravi-gliato che nella sola appendice alSaggio sui progressi delle scien-ze dell’ Enciclopedia popolare delPomba, si dicesse unicamente :« Fiorivano verso quell’ epoca» (I7-Ì8) Gabriele Manfredi di Bo-» logna, e il padre Riccati Trivi-» giano, le cui opere di matemati-» ca trascendente sono ancora te-» nute in gran pregio » ; se nonsapessi come la massima parte del-le più voluminose ed utili opere,che si stampano in mezzo di noi,’al-

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tro non sono che una (radiazioneed uno spoglio delle straniere ; sic-ché, mentre in esse si profondonoelogi ad ingegni di Francia e d’In-ghilterra assai mediocri, gl’italianipiù celebri si trascurano con gran-de nostra vergogna. E questo ildico non già per offesa altrui, maper giusto rimprovero a noi ; chegli stranieri non sono tenuti ad es-sere gelosi della nostra gloria, co-me noi medesimi lo dovremmo, nèa conoscere tutti que’nomi, che so-no degni della stima e della italia-na riconoscenza, quantunque il no-me di Iacopo Riccati non sia dell’I-talia , ma dell’ Europa. Posto loavvertimento, che in questo luogoho creduto di non omettere, diròche Iacopo ritornato in patria econdotta a sposa il Io ottobre del1096 Elisabetta contessa di Onigo,non rallentò 1’ amore c 1’ operositànelle scientifiche occupazioni, cheanzi raccolto nelle domestiche mu-ra e libero di se stesso, volse l’ani-mo tutto a quegli stridii, che le cir-costanze gli offrissero più giocondi,e coll’esteso commercio epistolare,che in Italia e fuori di giorno ingiorno si accrebbe, alimentò lapronta vena ed abbondevole delsuo ingegno. Di questo fannoprova le svariatissime opere chedettò ; poiché forse non vi fu ramodella fisica eli’ egli non coltivasse,eonseerandosi dapprima in ispecialguisa all’ ottica ed alla idrodinami-ca, avendo a valentissimi compagninella impresa il co. Giovanni Riz-zetti ed il p. M. Vincenzo Coronellicol quale ebbe una lunga corri-