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» col Facciolati, di retorica col» Lazzarini, di etica collo Steliini,» di storia naturale col Vallisneri,» di teologia col Lioni, di metafi-» sica col Suzzi, di fisica col Poleni,» col Rizzetli, col de Grandi , di» matematica coi Bernoulli non me-» no che col Leibnizio, d J astrono-» mia co’Manfredi e coll’ab. Conti,» e vasto nel suo intendimento .. .» tutto lo scibile comprendeva, men-ti tre sgombro dallo spirito di siste-» ma nulla ipotesi lo sedusse e nullo» error lo sorprese ; » cotest’uomo,dicea, non sortiva l’onore di uno,nè anco miserabile articolo? Piùgiusti però de’ posteri suoi conna-zionali, i contemporanei anco stra-nieri gli tributavano i meritati en-comii, e per accennarne alcuno, Da-niele Bernoulli scriveva: Reperietme vir acutissimus (coni. Riccatus)cujus sublimem in ornili scientia-rum generei cum primis vero in stu-cliis mathematicis doctrinam sem-per et agitovi, et admiralus sum,procliviorem ad sententiam suatncomplectendam , quam ad meammordaciter defendendam. » E Gio-vanni Rizzetti nella prefazione allasua opera che porta a titolo : Spe-cimen Physico - Mathematicum deluminis affectionibus: non temevadi ripetere pubblicamente: Ille equi-dem qui mìhi plurimum praesti-tit (plenum enim est ingenui pu-doris fateri , per quos proficitur )sapientissimus Comes Riccatus fuit,qui prò nostra necessiludine et a-micilia non solum conatus meosfrequentibus documeniis promovit,sed propriis etiam inventis locu-
plelavit. Quapropler tanti viri au-ctorilate facente, quae ille probavitet perfecit, libentius in medium fe-ro. E Giun-Jacopo Danielli nelle sueosservazioni spettanti alf Istoriamedica e naturale del signor An-tonio Vallisnieri , asseriva di aver» tante volte sentito uscire dalle» ingenue labbra del signor Vallis-» nieri, che uno de’principali argo-» menti che consolato lo rendevano» di non essersi nelle sue osserva-» zioni e scoperte opposto al vero,» si era il vederle abbracciate e so-» stenute da quell’anima grande e» illuminata del dottissimo signor» Conte Riccati. » Colsi alla ventu-ra le tre testimonianze, che riportaiper dimostrare col fatto, quanto lostimassero i suoi più illustri coeta-nei ; ma non la finirei sì presto, setutte avessi voluto ripeterle e quel-le in ispecial guisa delle società piùdistinte, come dell’Istituto di scien-ze ed arti di Bologna, e de’ giornalipiù accreditati, come di Lipsia e deiletterati d’Italia. Certo io son d’av-viso che una lettera privata od unsonetto di lode, ove abbondano ifalsi encomii alla cortigianesca, nonbastino a formar grande ed immensol’uomo, che viene per essi da similiparole contrassegnato; ed affermoche l’uomo conscienzioso e di granfama schiva di compromettersi collodare pubblicamente chi non lomeriti, e quando i grandi si accor-dano nell’encomio, e l’encomiatoco’proprii scritti non si mostra maide’ricevuti encomii minore, dob-biam crescere nel rispetto verso dilui e ingratamente non oblitelo.