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[Volume Nono e volume decimo.]
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vi si vedono, pare che gli abbia ac-celerata la morte. In mezzo a cosìbella impresa ed a così grave lavo-ro s’ammalò, e dopo breve malat-tia, cessò di vivere a’ 9 novembredel 4778, nell’ancor vegeta età dicinquantotto anni. Solenni esequiegli furono celebrate nella chiesa disant’Andrea delle Fratte, e i figliriconoscenti a così benemerito pa-dre, per perpetuarne la memoriagli eressero un ragguardevole se-polcro che si vede nella chiesa delpriorato sull'Àventino, ove fu sepol-to il cadavere per concessione delcardinale Giambattista Rezzonico,gran maestro dell’ ordine gerosoli-mitano.

A Giuseppe Angelini, scultore ro-mano, affidarono il monumento (1).

Fin qui dell’ uomo ; or dell’ ar-tista.

(i) ficco ne le iscrizioni ;

Cmeribus et mcmoriaeJoan. Baptistae PiranesiiDomo Fenetiis

Sculplons linearìs aere caelandoPlastae sigillarti architectiQtieni

Clemens XIII Pont. Max.

Ob ingenti tandem et operimi excellenliainEquestri dignitate exornavitPiits vixit Amos LVIIIDccessit V. id. nov. an. MBCCLXXVIIIEt scriptis et inoentis et ausisClarus apud aequalesUtilis posteritati

II.M.II.N.S.

Angelica uxorMarito carissimoFranciscus Angelus Petrus FiliiQui et haeredesParenti optiate meritoFac. cur.

Loco dato.

Ab. Joan. Bapt. PiezzonicoCard. Mag. Prior. Vrb.

Ord. Ilierosol.

Patrono

Indulgentissimo.

Vol. IX.

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Fissata dal Piranesi la sua stanzain Roma, le belle vedute sì anticheche moderne di così magnifica me-tropoli, se bene incise le cento volteda altri, furono a lui soggetto d’in-tentati lavori. A forza di chiaro-scurie di certa franchezza pittoresca cheseppe introdurre, giunse a dare allesue stampe un effetto nuovo e pos-sente. E se dovessimo paragonarloa qualche altro artefice, non sa-premmo dire se non eh’ egli è ilRembrandt delle antiche ruine. Glianfiteatri, il Panteon, le basiliche,gli archi trionfali, gli acquedotti, laraccolta delle are, urne, dei vasi ecandelabri sono opere che, oltre a-verlo reso celebre, gli procacciaro-no, come abbiamo veduto,lucro a ca-gione del grande spaccio ch’ebbero.Non v’era oggetto per picciolo chefosse, che rappresentato da lui nonacquistasse pregio. E potevasi direa ragione che per la prima volta sicominciava da’ lontani a conoscerbene le antichità romane.

E ciò che torna a maggior lodedel Piranesi è, che trovò l’architet-tura, considerata come suggettoprincipale e non accessorio di unastampa, poco più che nell’ infanzia ;e fu egli che la fece salire tant’alto,che gl’intelligenti affermarono cheebbe bensì imitatori, ma non rivali.Quanto al lavoro della figura, nonsi può negare che quand’ egli fiori-va non fosse portato a certo puntodi maturità ; non era per altro an-cor giunta a quella perfezione a cuipiù tardi pervenne per opera deiBartolozzi, de’ Volpalo, de’ Porpo-rati e de’JMorghen.

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