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[Volume Nono e volume decimo.]
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corse il Fabroni, e perchè insiemene mostra come tal fiata, ove ungiudicio discretivo non vi preseda,ingiusti anatemi lanciati nelle scuo-le verrebbero a colpire ed op-primere nello svilupparsi i teneriingegni, mentre tutti, massime inquell’ età, nell’abbandono e nel dis-prezzo non sanno raccogliersi inse stessi, crescere in perseveranzaed in forza, e lottare per vincerequando che sia. Gli encomii di que’celebratissimi personaggi furono pelFabroni uno stimolo assai forte,a progredire alacremente neglistudii. Apprese logica, geometrìa,etica, diritto pubblico e civile daGiovanni Brunazzi, e le scienze fi-siche e metafisiche dal Guidi, Ge-suita quest’ultimo, giusta il suoparere, che più dislinguevasi perabbondanza di parole che di cose.Il terzo anno dacché trovavasi inRoma fu da Pietro Foggini, che glitenne luogo di padre, presentato alBottari pegli anni ornai cadente :nè, scriv’ egli, al difficile e severovecchio dispiacqui, anzi lo tolse asuo coadiutore nell’ adempiere i do-veri di canonico della Basilica diS. Maria in Trastevere, ed in que-st’ epoca stessa, benché la madre, ifratelli e gli amici il dissuadessero,seguendo i consigli del Bottari, die-de opera alle discipline teologiche. Lavicinanza di codesl’uomo, d’altron-de rispettato, fu di potente impulsoal Fabroni, perchè declinasse algiansenismo, lo che di questa ma-niera egli medesimo confessa : Co-me il Bottari seguiva caldamente leparli de 1 giansenisti, così per fare

a lui cosa grata io volsi dalla fran-cese nella lingua italiana alcuniloro scritti, tra cui sono principal-mente da ricordarsi la Preparazionealla morte, e i Principii e Regoledella Vita cristiana, il primo de’qualidalla penna di Quesnel , l’altro daquella di Le-Tourneux erano usci-ti. Fu di quel torno che si diederopure alla pubblica luce le Massimedella Marchesa dì Sablè dal Fa-broni volgarizzate, ed arricchite dinote che tendevano al medesimoscopo. Non mi saprei che dire diqueste prime prove cui fece il Fa-broni del suo ingegno: pare checontro l’intimo sentimento piaggiarvolesse il novello suo protettore, ecotesto vendere della coscienza po-trebbe solo perdonarsi agl’inespertisuoi anni, e a quella facilità con che al-lora siam tratti a credere ad un grannome. Vedendo poi quanto in Romaandassero onorati gli eleganti scrit-tori, massime latini, si accinse adettare la vita di Clemente XII, maP opera, per la medesima c francaed ingenua confession dell’ autore,tornò di troppo ineguale alla glo-ria dell’ ottimo principe , poveradi sentenza , non ovunque del succoe del sangue del puro idioma lati-no invigorita ; .. . tale infatti chedimostrava aver luì fatto alcun chemeritevole di compatimento , ma di-scosto assai da quella perfezionealla quale richiedesi non volgareaccorgimento, molta esperienza ematurezza di età e d’esercizii. Co-testo lavoro tuttavia piacque al car-dinale Neri Corsini che fu liberaledi largo premio al Fabroni, per cui