si credette egli dappoi legato aquella illustre famiglia, ed ebbe aconoscere da vicino le virtù che 1’adornavano, nè cessa dallo enco-miare le due figliuole di Filippo,Vittoria che passò in casa Odescal-chi e Teresa che si strinse in ma-trimonio al duca di Sermoneta, ma-trimonio che fu di eccitamento alFabroni per invitare molti illustriche con animo cortese risposero acelebramelo ; sicché uscì in luce,scrive egli medesimo, un libro chein simili circostanze non se n’ eraveduto mai altro migliore. Comin-ciava di questa guisa a diffondereil proprio nome, nè certamente pocovalse a quest’ uopo 1’ elogio che ot-tenne da Benedetto XIV, quandoper inchiesta del maestro del sacroPalazzo, Agostino Orsi, recitò allapresenza di lui un discorso latinointorno all’ ascensione di Cristo.Ciò gli valse alcune parole che pro-nunciate dal pontefice in suo favoregli procacciarono una delle grazieche la contessa Pallavicini-Rospi-gliosi disposto aveva a vantaggio dialcuni giovani di Pistoja, graziache prima, per quantunque a torto,gli fu negata. E di questa graziadiceva egli stesso di abbisognare,poiché il padre suo uvea lascialoun assai tenue retaggio, benchéabbastanza pingue ricevuto lo a-vesse dall’ avo : e prosegue a direche la ristrettezza dimestica , f in-tervenire e il trattenersi di spessoa’ crocchi delle più illustri matro-ne, di cui gli schiudeano le sogliela nobiltà della nascita , la bel-lezza della persona e la soavità
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delle maniere, fecero sì ch’ei per-desse molto tempo , e nel giuocomassimamente. Parlava dell’ avve-nenza di lui con leggiadria il Fru-goni scrivendogli del seguente mo-do: » Yoi sempre siete in giro ora» in una villa, ed ora in un’altra, con» dame che vi vogliono. La vostra» bellezza non vi lascia in quiete.
» Questa ancora dispiacerebbe ad» un poltrone, come son io, e buon» per me che non mi è toccata. »Del resto ripiglia di se medesimo ilFabroni: Codesti divertimenti evanità non fransero il nerbo dellavirtù , che l’ amai sempre , e mendolsi nel profondo dell’animo sem-pre che per poco da essa mi sondilungalo; e la cosa che più bra-mosamente desidero è di consuma-re il tempo che mi rimane ancordella vita nel correggermi e puri-ficarmi da’ miei trascorsi. Questisentimenti, ch’escono pieni ed inge-nui dal cuore di un grand’ uomo,possono tornare a grande scuolapur anco, nè potrei ommetterli chefacendo violenza a me stesso, e neldispiacere di non rappresentare 1’indole del personaggio, cui m’ at-tento dipingere nell’ interezza sua.Raccolto a maggior tranquillità divivere dopo la grazia ottenuta, at-tese di molta lena allo studio dellaromana giurisprudenza, in guisache, consecratosi a leggere e medi-tare il Van Espen, oralo raccorciò,ora più ampiamente, giusta il biso-gno, lo svolse e lo fornì di conientia tale che accenna pur egli di a-vcrne formato un’ opera che, ovegli fosse bastato il tempo a darle