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[Volume Nono e volume decimo.]
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Vultima pulitura e stamparla , sa-rebbe certo riuscita a vantaggiodegli studiosi del diritto eccle-siastico. La gentilezza però dell'anima cui sortito aveva il Fabroniaborrendo assai da’litigii, trascorsieh’ ebbe gli otto anni in che fruìdella grazia de’ Rospigliosi e con-seerossi alle scienze del foro, invi-tollo a ritornarsene alla pacificagiocondità delle lettere; e il novellosaggio che diede allora primamentefu l’orazione latina nelle solenniesequie di Jacopo III re d’Inghil-terra, orazione che recitata allapresenza del cardinale suo figlio,ebbe da lui e premio ed encomii.Venne pure del medesimo tempo inconcetto di pubblicare una serie diVite degl’illustri italiani del secoloXVII e XVIII, e già ne affidava inRoma alle stampe il primo volumeche porta in fronte l’anno 4766;ma questo era il germe nascente diun’ opera che, più a lungo matu-rata dappoi, formar doveva il mo-numento più insigne del sommo bio-grafo ed elegante scrittore. Tutta-via anch’esso il primo segno di tan-ta gloria futura fu stimolo allacrudele invidia laceratriee, in ispe-cial maniera di tale, che nella faci-lità e nel purgato stile del Fabroni,vedeva uno scontro formidabile, edun pericolo di perdere il posto discrittore delie pontificie lettere la-tine, a cui aspirava. Risalendo, ovenon ci manchino i sicuri indie», all’origine, troveremo di spesso piùche 1’ amore della verità, l’interessedell’amor proprio e del danaro por-

quindi nelle più ingiuste e fiere po-lemiche. In que’ giorni diede ancoin luce il volgarizzamento dei dia-loghi che sotto il finto nome di Fo~cione scritto aveva il francese Ma-bly, dialoghi che apportarono dap-prima una qualche amarezza al Fa-broni, poiché si era sparsa la falsaaccusa che per essi voluto avessescagliarsi contro la veneta Repub-blica, la quale però conosciuta eh’ebbe l’innocenza del fatto, procuròche in Venezia si ristampassero ;sicché per questo riguardo andòcol Mably sicuro da ogni invido as-salto il suo volgarizzatore. Ebbefrattanto luogo il conclave, da cuiusci eletto Clemente XIII. Il Fa-broni fu dapifero al Cardinal Tam-burini, e da lui e da qualch’ altrocardinale ancora al nuovo ponteficeraccomandalo : di que’ giorni peròdalle avute raccomandazioni nonritrasse che parole cortesissime :benché appresso avesse ottenuto diessere segretario all’ arcivescovoPanfili nella datagli legazione a Lo-dovico XV re delle Gallie, e conesso lui sarebbesi avviato alla voltadi Parigi, se i Gesuiti, a’ quali nonpoteva piacere il Fabroni perchèamico del Bottari e del Fogginisospetti di giansenismo, e loro acer-rimi avversar», non avessero stor-nata 1’ elezione di lui, lasciandolonel desiderio di vedere la Francia.Questa fallita speranza amareggiòfortemente il cuore dell’illustre uo-mo, e d’ allora forse di maggiorfiele tinse la penna contro della mi-nacciata società da cui succhiatoaveva il latte della letteraria sua