educazione; ond’è che il Mazzo-lavi nel Comentario che scrisseintorno alla vita di Lagomarsiniquerelavasi perchè andar si lascias-se ad insulti cosi villani, aggiu-gnendo che pur aveva amato inesso la erudizione congiunta aduna singoiar modestia, fin daglianni in che insegnava retoricanel collegio romano e lo ebbe adiscepolo. Che se non saprei scu-sare il Fabroni degli aspri modi chetenne co’ Gesuiti, anche là dovecerca giustificarsi, benché in unaepistola al card. Zelada parli di lo-ro e del pregio in che serbaronola lingua latina con molta lode, semi spiace di udire dalle labbra diciascuno e massimamente da quelledi celebratissimo personaggio inluogo di ragioni vituperevoli impro-peri!; tuttavia sarebbe per avven-tura soverchio il pretendere che,trovandosi nella certezza che ii durocolpo gli venisse da quella parte,non sen dolesse. Stanco adunquedel lungo ed inutile attendere unimpiego onoralo , mosso a’cortesiinviti del Bellini e del Giuori, edalle promesse che sarebbe eletto aPreposto del Collegio de’ canonicidella Basilica di S. Lorenzo, pensòdi tramutare in quello di Firenze ilsoggiorno di Roma. All’annuncioche si diffuse il Cardinal Torrigianisegretario di Stato impose al Gia-comelli che cercasse di persuadereil Fabroni ad assumere l’incaricodi suo coadiutore nello scrivere lelettere pontificie a’ Principi, e glimettesse insieme soli’ occhio quellemaggiori speranze a cui dischiudeVoi. X.
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l’accesso quel posto onorevolissimo.In onta però a lusinghe sì belle, inonta alle parole che dice di aver ri-cevuto di bocca del Pontefice stessoe suonarono in questo senso : chegli sarebbe appresso stata madrequella città che gli fu matrigna,s J egli non avesse avuto troppafretta di abbandonarla, in onta chepiagnesse in faccia a Clemente digratitudine per le molte generoseespressioni a suo riguardo; nulla-meno mancar non volle alla datafede, e nel maggio del 1767 diedeun doloroso addio alla capitale acui tante abitudini e vincoli d’ami-stà lo stringevano, e prese la viadi Firenze. Ottenne dal gran-ducaLeopoldo la promessa preposituracanonicale, ed io ndadoprai in tutteguise , scriv’egli medesimo, affinchèquelf illustre consesso rimanesseconvinto de J sinceri riguardi miei,e per quanto valsi provvidi e alvantaggio ed al suo decoro. Parta-nomi di spesso a visitare gl’ infer-mi della parrocchia, a consolaregli afflitti , e dava in elemosinaquel tutto che la mia condizionemi permetteva. Inslruiva il popolocon familiari discorsi intorno agliargomenti della fede e ai doveridel cristiano, e quella solitudinecli J io temeva, mi si affacciò lieta-mente come un porto di salvezzaoffertomi dal Signore, consecran-do loro quel tanto che restavamo li-bero dalle molle occupazionia’let-terarii e prediletti miei studii. Epur piacevole udire che parli diquesta guisa un uomo fornito ditanto ingegno ed avvezzo alla fre-