42
lui ebbe l’opportunità di conoscerei personaggi nella diplomazia e nel-le scienze più distinti, e tra questiil Preystlei ed il Franklin, al qualeil Fabroni piacque in modo, che adogni costo voleva seco lui si por-tasse in America, ed il Fabronigià vecchio esclamava : Stulte feci,quod tam liberali non cesserimin-vitationi. Non dimorò più di quat-tro mesi nella Brettagna, mentre,scriv’ egli, non erano pel mio sto-maco nè i cibi , nè quelle bevande,nè i duri costumi inglesi, nè ilmedesimo cielo di Londra. Affret-tossi di ritornare in Francia, indinella stale del 1773 si raccolse dinuovo in patria. Il principe lo rivi-de con molta amorevolezza e glidiede tosto lo incarico di metterein iscritto quel corso di educazioneche giudicasse pivi conveniente a'suoi figli; nè, il Fabroni dice, dìaver omesso india per satisfareall 3 ottimo Principe e padre tene-rissimo. Pure non mollo dappoi fusollevato dalla cura ingiuntagli, esi conobbe forse, ingenuamenteconfessa, eli io non era atto a so-stenere quel peso, e col francar-mene, più che ad altri, si provvidea me stesso : ma d J onde, voi chie-derete, codesto mutamento? dallaconoscenza del vero, o per avven-tura anco dall'’ invidia altrui. Bi-donato alla quiete, riassunse conmaggior lena gl’ intramessi studii,ricompose l’orditura delle Vite de-gl’Italiani illustri allargandone ilcampo, sicché 1’ opera degna di see della sua nazione tornasse. Quan-tunque poi innumerevoli ricerche,
e lontana e frequente corrispon-denza di lettere, e pazientissimolavoro la nobile ed ardua impresarichiedesse, tuttavia non toglievache tratto tratto uscissero in lucealtri parti di questo fecondissimoingegno, di tutto che volgesse agloria dell’Italia amoroso. Quindiè che a mostrare, che noi e la lin-gua nostra non siamo de’Francesida meno, stampava in due volumigli Elogi d J illustri italiani, e con-secrava non poche pagine luminosea celebrare dei personaggi cui ave-va egli amato sinceramente, e acui professavasi debitore di mol-lo , apparendo in codesti elogi inomi del Giacomelli, di EustachioZanotti, del Perelli, del Frisi, diMetastasio e del Frugoni, il quale,avvertito dall’ amico del divisa-mente in che era di scrivere il suoelogio, con molta lepidezza rispose :» Voi vorreste scrivere la mia vita,» voi
Dotto scrittore delle Vite Illustri ?
» E che dee importare alla posterità» di saper di me novella? Il Tasso,55 l’Ariosto,il Petrarca, il Chiabrera55 sono degni della curiosità de’tardiss nipoti. Le lor vite vivono nella55 memoria de’ tempi lontani, e son55 degne di vivervi. Chi son io che si55 debba saper dove nacqui, come vis-55 si, e che fei sopra questa terra dei55 viventi? Verseggiatore e nulla più,55 non poeta,nome usurpato da molti,55 meritato da pochi, ch’ebber mente55 più divina, e lingua da risonar cose55 grandi. Nacqui d’onestissimo san-55 gue, fui di dieci anni messo in col-