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[Volume Nono e volume decimo.]
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I-

ss legio, di quindici fui involto in unatonaca regolare, senza che io ne» fossi chiamato da chi chiama ed e-» legge e conforta sulle vie che ci fa» prendere . . • . Tanti altri hanno» scritto meglio di me e di me meglio» scriveranno. Le vite loro meritano» il favor della storia, el’ attenzione» dei venturi secoli. » Nè que’ duesoli volumi portarono gli elogi cheil Fabroni scrisse d’illustri italiani,chè se ne trovano non pochi sparsiqua e là nel Giornale letterario,negli Atti della Società Italiana enell’ opera che porta a titolo degliIllustri Pisani edita dal vescovo diPisa, Angelo Franceschi. E comenon gli bastassero tanti studii, tolsea descrivere la vita di Lorenzo deSiedici, che svolse in due grossi vo-lumi, il primo de’ quali rinchiudei fasti a cui nel suo secolo fucentro il gran principe, il secon-do i documenti, che danno fede aifasti. Nel tessere di quest'’ opera,scrive il Fabroni stesso, usai ditutta la forza del mio ingegno, cheben conosco quanto sia tenue, nèpaventai che mi si apponesse l J ac-cusa d’ imprudente dedicandola aGiuseppe II, in cui gli occhi ditutta V Europa , come un tempo inLorenzo, erano rivolti. Tenne ilmetodo stesso nel dettare che feceposcia la vita di Cosimo avo a Lo-renzo, vita che il Tiraboschi (voi. 6,pag. 554, edizione di Venezia 1795)afferma scritta con eleganza nonmeno che con erudizione singolare.A sollievo di cure sì lunghe-e fati-cose imprese un viaggio in Ger-mania, e ciò accadeva nell’ anno

primo in che arse la guerra degliAustriaci contro de’ Turchi, e l’im-peratore trovavasi nell’ Ungheria.Come però seppe che il Fabronigiunto era in Vienna, scrisse alconte di Rosembergh che diman-dasselo del suo parere intorno allareale pinacoteca. Fu pure interro-gato da quelli che vi presedevanocirca i metodi degli studii, ma poi-ché, scriv J egli, o non era concesso,o non giova un libero linguaggio,così giudicai di tacere quel moltoche meritava riprovazione. Se leparole del Fabroni non avesseroin niun modo arrecato giovamentoche fosse, non saprei che dire del suosilenzio; ma se potean giovare, locondannerei : è da vigliacchi ed ino-nesti latrare allora che non possia-mo essere intesi. Passò di Vienna aDresda, ov’ ebbe famigliare acco-glienza in corte; di là a Berlino : iviconobbe e strinse amicizia col contedi Ilertzberg e per quanto fu lungala sua dimora non si dipartì mai daifianchi del Denina e del marcheseLucchesini, personaggio accettissi-mo al re. Come si ricondusse a Fi-renze, Leopoldo volle che a parteaparte gli narrasse del viaggio e dellacondizione in che a suo giudicio sitrovavano le cose della Germania,e allorché si venne agli studii, eil Fabroni disse che agli stranieridoveansi preferire i metodi italia-ni : Ebbene, soggiunse il Granduca,tu che lo a/Jenni, assumi dunqueun officio che da altri io richiesiindarno finora , e scrivi la Sto-ria deir università di Pisa. Que-sto fu il motivo, questo l’eccì-