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[Volume Nono e volume decimo.]
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prezzato da chi non consideri che ilCicognara trovavasi allora nel bol-lore degli anni, e che non solamenteegli era di animo rimesso, ma co-minciavano anzi a suscitarsi in luii più caldi affetti e i più nobili sen-timenti. E nobilissimo sovra tutti èquello della gloria, a conseguirela quale tutti sono tratti gli uominimassime i più virtuosi; dimodochégli stessi filosofi, quelli che detta-no scritti a vitupero della gloriaimprimono in fronte il lor nome;e nel mentre ne disprezzano la no-biltà e la fama, desiderano esse-re nominati e famosi. E Cicognarapossedeva tutto quanto facea d’uopoa splendere nel mondo. Lui bello,lui nobile, lui agiato se non ricco;lui dotto sovra il comune de’ suoipari ne’ quali l’ignoranza era percosì dire acquisto di nobiltà. Inol-tre egli era dottissimo e valentissi-mo negli esercizii cavallereschi, on-de non è maraviglia se il sentimentodi sé stesso essendo naturale nell’uomo, il giovine Leopoldo si tro-vasse, diremo, angustiato ed oppres-so in così picciolo campo, quale erala decaduta Ferrara, e se avendoperduto un dolce legame alla casapaterna, per essergli già da alcuntempo passata alla seconda vita lamadre, egli desiderasse di vedermondo, e gli entrasse nell’ animo,come racconta di sè medesimo Al-fieri, il desiderio dei viaggi.

Aggiungi che gli era venuta inira quella maniera di vivere oziosa,indolente, spensierata che regnavanel mondo, e che detestata egual-mente dalla gioventù crescente an-

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nunziava un nuovo spirito e un or-dine migliore di cose. Cicognara siera dato a tempestare il padre peressere a Roma condotto; e perchèil padre gli dava promesse che siscioglievano in lunghi indugi, si ri-solvette egli di recarvisi senza più.Perlocchè neH788 impetrata licen-za dal genitore di andar a Bolognaper alcuni giorni a visitare lo ziomaterno, il monaco Gaddi alloraprovinciale dei dominicani, solo, acavallo, in abito di corriere, quasisenza danaro mosse a Bologna;fermandosi presso lo zio due gior-ni, passati i quali sotto colore divisitare un amico, trasse di poi aFaenza, quindi a Cesena, donde sicondusse a Rimini a piedi, perchè ilcavallo, non confortato dall’ amordella gloria, più non potea regger-gli sotto. A Rimini lo vendette adun antico compagno di scuola; escrivea al padre, scusando quellaspecie di fuga,

Nobilissima fuga e che V imiti

Ben degno alcun magnanimo nipote

e tranquillo in suo cuore intornoai motivi che ad esso lo avevanospinto, giunse per la via di Anco-na nella città eterna. — Egli è piùfacile immaginar che descrivere isentimenti del giovane appena en-trato nella capitale del mondo. Ba-sti il dire che egli consumò il restodella giornata ad appagare, non ildesiderio, ma il bisogno; e questonon di riposo e di cibo, ma di visitarRoma percorrendola da un capo al-l’altro, fiuchè gli bastarono le forze