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[Volume Nono e volume decimo.]
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ed alcune sue sacre antichità.Scrisse pure di quest’epoca non po-che altre memorie e trattati che siconservano tuttavia manoscritti, ed

10 mi contenterò di accennare quelliche portano a titolo: « Brevis noti-» tia Sanctorum, Beatorum, Vene-» rabilium et pietate illustrium Yi-» rorum, qui in omnibus Camaldu-» lensibus Congregationibus florue-» runt a S. Romualdo ad annum» 4700.—Altera Scriptorum, ec. —E le Memorie per servire acl unadissertazione da farsi sul Planis-ferio antico, che trovasi nella Bi-blioteca de 3 monaci camaldolesi diS. Michele di Murano, ove dimo-stra che F. Mauro usò bensì dellacarta di Marco Polo per descrivere

11 Catajo e la Tartaria, ma che èil vero autore di tutto il rimanente;ricordo lo scritto del Costadoni,mentre potè valere di stimolo allacelebratissima opera che il P. Zurla,poi Cardinale, a questo riguardocon criterio pari alla vasta erudi-zione dettava. Come s’ erano ac-cordali col Mittarelli di scrivere gliAnnali camaldolesi, così, dove ac-cadde eh’ eletto quegli cancellieredella Congregazione, si dovesse por-tare del 4747 nella Toscana, invitòseco il P. Anseimo ; e in questo ein altro viaggio che ripresero nel4752 percorsero lo Stato del Papae la Toscana, ed « assistiti da pro-» tezioni penetrarono negli archivii» pubblici e privati e li spogliarono» a lor piacere; » e come impren-devano i propri viaggi l’un dal-l’altro disgiunti, « mantennero un

• » costante carteggio tra loro, colYol. X.

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» quale si comunicavano le notizie» e li monumenti che a ciascuno» veniva fatto di raccogliere ; e si-» milmente lo tennero anche con» que’ letterati eh’ ebbero a cono-» scere e eh’ eransi esibiti di pro-» curar loro tutto che servir po-» tesse allo scopo ». Di questi iprincipali erano il card. GiuseppeGarampi, il Pacciaudi, il Brunacci,l’ab. Sarti ed il Guastuzzi, le cuilettere in un corpo dal Costadoniraccolte ne’ codici 363, 364, 365,formano un deposito ricchissimo diecclesiastica erudizione. È certo chele monastiche instituzioni giovava-no a sì fatta maniera di studii mi-rabilmente, e siamo ad esse debi-tori di memorie che altrimenti ri-maste sarebbero o dimentiche operdute; quel passare che faceanogli studiosi tra monaci di città incittà e di Stato a Stato valendosidelle proprie case, quelle raccoltedi pergamene e documenti innu-merevoli ne’proprii archivii, quelmettere ad un tempo a profitto l’o-pera di molti per giungere il me-desimo line, sono vantaggi che agran fatica e non di rado indarnocercatisi ottenere per altri mezzi.Ove poi più volontà si accordas-sero nel meglio, uscivano de’chio-stri opere di tanta pazienza e moleda lasciar credere appena come siavesse potuto condurle a termine.In perfetto accordo si congiunserole volontà del Costadoni e del Mit-tarelli ; sicché questi onde averselocompagno negli studii, allorché fucreato generale dell’ordine, volleil Costadoni a suo cancelliere: ciò