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[Volume Nono e volume decimo.]
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dallo Sprengel particolarmente nel-l’idioma tedesco.

Ma il Testa cominciò per tempis-simo a dar saggio del suo acuto epronto ingegno, e del suo saperepoco comune, avendo insino dall’ e-tà di anni 22, mentr’era a Firenze,pubblicata una dissertazione intor-no alla cura dei sommersi e degliasfitici, lavoro tutto pratico comequello che fondato era sulle pro-prie e sulle altrui esperienze. Al-quanti anni dipoi mandava al pub-blico per le stampe nella capitale diInghilterra un’ opera con questotitolo: Elemento dynamiae anima-lis, seti de vitalibus sanorum et ae-grorum periodis. In questo volumeassai ingegnoso egli si segnalòspiegando e dichiarando i fenomenisì dello stato sano e sì del morboso,e se non riuscì affatto nel malagevoleassunto, mostrossi almeno assai ac-corto e sottile investigatore dellaeconomia animale in tutti i suoipossibili stati.

Un’ altra opera che egli die’fuoriai primi anni del suo professoratoa Bologna si è quella che trattadelle azioni e reazioni organiche ,intorno al quale assunto molto sul-]’ esempio del Testa esercitaronsi aquel tempo e poi gli ingegni deimedici italiani. Egli disse anche lelodi di Marcello Malpiglii con unaorazione che recitò come prolusio-ne agli studi dell’anno scolastico•1810. E nell’anno 4803 disse purel’orazione inaugurale, il cui titoloè il seguente: Ant. Jos. Testa Ital.Scìent. LX viri Bonon. Ital. Itud.univers . Rectoris et din. med.

prof. Ordin. Oratio habita prò so-lemni stud. instanratìone V. Kal.decembris anno MDCCC1I1. Ilei-pub. Ital. II. Bonon. 1804. Questodiscorso si fe’ riguardare per unasingolare oscurità di elocuzione, laquale non saprei dire se si debbapiù allo stile od alle sentenze, maall’ una cosa ed all’altra certo.

Antonio Giuseppe Testa non so-lamente fu medico, ma anche lette-rato, ad esempio dei grandi me-dici sì antichi come moderni, i qua-li quasi sempre seppero accoppiareinsieme a mutuo e saldo consor-zio le scienze alle lettere. Eglibuon tempo della sua vita solea pas-sarlo nella lettura de’ miglioriscrittori sì d’Italia che del Lazio,temprando così la severità dellemediche cure e de’mediei studi collaamenità e piacevolezza delle letteree delle muse. Egli amò anche ap-passionatamente le belle arti, eradunò una discreta copia di pit-ture di celebri artisti italiani dellequali molto si compiaceva.

Si fu il Testa ancor giovanissi-mo aggregato all’ accademia deiGeorgofili di Firenze, e alle realiaccademie di Torino e di Parigi,e all’ Istituto nazionale italiano.

Lasciò questo onoratissimo me-dico e questo celebre scrittore ebenemerito insegnatone, ottima fa-ma e gran desiderio di sè; ed alui i Ferraresi suoi concittadini han-no innalzato nel loro nuovo e ma-gnifico camposanto un tal monu-mento da attestare ai posteri e lagratitudine e l’ammirazione de’suoipaesani, e il valore di tal uomo, il