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ni munii cui trailo tratto nella ma-terna e nella lingua del Lazio det-tava, ed eran sempre la gemmadelle più illustri raccolte; fu poisolenne la testimonianza che la suaeloquenza riscosse quando recitònella cattedrale il funebre elogio aBenedetto decimo quarto, elogioche stampato inviossi a Roma e dilà intorno ad esso il cardinaleRezzonico scriveva del seguentemodo al canonico Veronesi. « Mi» credo in dovere di render V. S.» Illustrissima intesa dell’ accogli-» mento che ha avuto 1’ orazione» del maestro Sibiliate, mentre so» sarà di sua particolar consola-» zione. Le dirò dunque che ne» feci la distribuzione di due copie» a tutto il sacro collegio, di che» ne ricevei non le dirò i ringra-» ziamenti per il dono, ma univer-si sali gli applausi, che sono stati» fatti all’ autore, non meno per la» saviezza, con la quale fu esposto» il contenuto, che per la politezza» della lingua latina: altri lodano» il bell’ ordine, altri lo stile ter-si so, e tutti ne formano dell’ ora-ti tore un illustre vantaggioso con-ti cetto. » Seguiva per questa ma-niera il Sibiliato a decorare deiproprii meriti e ad arricchire deiproprii lumi l’istituto a cui appar-teneva, quando nel 4760 ritiravasi>dalla cattedra di eloquenza contanta gloria dell’ università pado-vana occupata, Giannantonio Vol-pi. Vi aspiravano Natal dalle La-ste e Gaspare Gozzi; si elesse inloro vece il SibiIiato.il sermonedel Gozzi a questo riguardo è no-Vot. X.
tissiino ed io posseggo alcune let-tere autografe del Lastesio a Mar-co Forcellini ove con acerbo stiledella data preferenza lamentasi $tuttavia il Fabroni, bramo ripeterele sue parole medesime, scriveva:« Timide vel potius verecunde in-« gressus est munus, quo homines» doctrina clarissimi gloriosissime« perfuncti fuerant, quibus comme-» morandis illud assequebatur, ut» non irruisse in alienum locum,sed» in suum, ut ita dicam, immigras-ti se judicaretur. » Non intendo conciò scemare alla fama degl’ illustricompetitori, ma affermo aneli’ iocol Fabroni non essere il Sibiliatoindegno della lotta, nè immerite-vole della palma; e che noi fosselo provarono le sue lezioni con sigrande encomio di facondia, sceltaerudizione, giustezza di criterio,purezza di stile, concorso, plausoe profitto pronunciate, lo prova-rono le prolusioni agli studii chenel principio dell’ anno teneva pub-blicamente da cui si conobbe « qua-» li e quante fossero le sue cogni-» zioni nell’ arte poetica ed orato-» ria e come valesse nell’ eloquen-» za. » Anche gli argomenti eranodel maggior interesse, e mentresviluppavano le dottrine servivanoessi medesimi alle dottrine di esem-pio. Di codeste prolusioni tornò so-pra le altre magnifica quella inche prese a confutare la proposi-zione dell’ Alembert che affermava« un uomo di lettere nato si tardi55 non potere che a torto, improv-55 vidamente e sconciamente usare55 della lingua latina. 55 Uomini ce-i3