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[Volume Nono e volume decimo.]
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Roma por dirvi ii primo novembredi quell’anno la sua prima messa.Il due febbraio 177d vi fece la so-lenne professione dei quattro voti,e subito dopo fu dato compagno alPadre Cunich nell’ insegnare Ret-torica all’ Università del CollegioRomano, ed ebbe insieme la Pre-fettura dell’insigne museo in quellametropoli fondato da Atanasio Kir-ker. Per mantener vivo 1’ amoreagli stridii della antichità istituì unaaccademia archeologica che radu-navasi a giorni determinati nellesale del museo Kirkeriano, e nellaquale lesse egli pure dottissime dis-sertazioni, alcune delle quali ven-nero pubblicate per cura del chia-riss. dottore Giovanni Labus. Qualconto i letterati di Roma facesseroallora del Morcelli lo sappiamo daEnnio Quirino Visconti: era (scriveegli) Mollo stimato sì per la suaerudizione, sì pel suo buon gustonello scrivere latino. (4)

Sopravenne frattanto il 21 luglio4773 fatale pei figliuoli d’Ignazio .ma se il famoso Breve Dominus acRedemptor nosler , che Papa Cle-mente fulminava in quel giorno con-tro la compagnia di Gesù, fece ces-sare il Morcelli dal pubblico inse-gnamento, non gli impedì però glistudii ai quali ricorreva per trova-re le consolazioni e i conforti di cuiabbisognava. Riparatosi infatti percarità del loco natio a Chiari, at-tese in quell’ anno che vi si trat-tenne, a disporre e raccogliere i

(i) Opere Varie Italiane e Francesi -Milano presso Antonio Fortunato Stella.V. II. p. 5 o 5 .

materiali polla sua opera epigrali-ca: lo racconta egli stesso colle se-guenti parole : Nimirum in ea re-rum conversione, ne medicinamtempori» (juae nimis tarda est ex-pectarem , solatium mihi a litlerismaturius petendum curavi ... opu-sculum hoc jamdiu exeogitatum ,quod semper occupatione impedi-tus distuleram , ordiendum mihiperficiendumque esse duxì (4).

Nel 4775 per la circostanza del-l’anno santo tornò a Roma, oveparendogli s’ addolcirebbe un pocoil suo dolore se almeno abitasseove la sua società aveva avutostanza, riparò nel convitto del Gesù,dove stette intento (scriveva egli aldottore Labus) a varii studi), eser-citando insieme la carica di Biblio-tecario della celebre libreria Albanidestinatovi dalla chiara memoriadel gran Cardinale Albani (2).

Quivi condotta a compimento1’ opera epigrafica di cui sopra èdetto, la pubblicava nel 4784 coitipi del Giunchi sotto il titolo: Destilo inscriplionum latinarum libritres : e perchè si possa a primosguardo apprezzare meritamentequesto insigne lavoro, giova pre-mettere alcune parole sullo statodella Epigrafia a quel tempo.

Dopo che Francesco Petrarca eCola da Rienzo promossero in Ita-lia l’amore e lo studio delle antichecose, furono moltissimi che qui sidiedero a rintracciare e raccogliereantiche iscrizioni. Tommaso Gam-

(1) De stilo inscriptionum latinarum.V. Ili, p. 228, edit. Patav.

( 2 ) Lettela 29 marzo 1 806.