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[Volume Nono e volume decimo.]
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Catania perchè vi studiasse giuris-prudenza , ma invano, eh’ ei nonvoleva sapere di piati., e di cortotornò alla patria. Quivi senza uo-mo che il dirigesse assaggiò or diuna ora di altra disciplina, male eda pazzo. La mente calda bramavale maraviglie, e queste trovò nel-l’astrologia giudiziaria, mare ster-minato d’infiniti errori, in cui ve-leggiarono teste anche più quietedi quella di Tommaso. Lasciò unvolume di simboli e numeri, chefu conservato per molti anni, eforse che non sia per ancora itoalle acciughe: vanità delle vanità.Fortuna gli sorrise sì, che svignòcome per sogno da quelle follie, erivolse alla filosofia del Peripato ,che amò assai per un tempo ; poil’abbandonò per quella di Cartesio.Dall’ astrologia giudiziaria alla poe-sia è un passo : e Tommaso vollegustarne. Quindi meditati i poetipiù in fama a quei dì, scrisse e fuapplaudito. Giunto al quarto lu-stro, aveva dato fuori una tempe-sta di carmi lirici e drammi, porta-ti or qua or là, da’ quali ritrassechiacchiere di lodi e diplomi di acca-demie. A’ 2» anni, un Cartesianogli favellò, ma tenebroso, di questafilosofia. Il Campailla volle cono-scerla a fondo, quindi tutti i libriche ne trattavano lesse e meditòcon sete giovanile. Tanta anzi fu lasmania per questi libri, da guastar-ne il patrimonio. Il desiderio ango-scioso di sapere, e le lunghe medi-tazioni, in corpo non sano, si fannoveleno che il guastano. In premiodello zelo crebbero i malanni che

aveva portato seco nascendo. Perguarire studiò medicina. Anchequesta, da prima a vantaggio, daultimo a suo danno. Progredì tantoda farne esercizio coi poveri, e daessere chiesto di consiglio dai lau-reati, sempre più ignoranti di lui.Si fece maestro in questa, non scien-za, ma arte meccanica, ed ebbe di-scepoli che in appresso si guada-gnarono buona fama, perchè truci-davano un po’ meno de’ compagnieccellentissimi.

Scrisse assai, ma la migliore frale sue opere è 1’ Adamo, poema incui volle strignere tutte le tesi fi-losofiche del suo tempo. Adamo do-nato dal Creatore di somma sa-pienza, entra nelle più sottili inve-stigazioni intorno le cose naturali,e viene istruito nei fenomeni piùoscuri dall’Arcangelo Rafaello. Fumente del poeta di ammaestrare di-lettando il leggitore in tutte lequistioni più ardue che a’suoi gior-ni si agitavano nelle scuole e nelleaccademie. A principio del poema,fa la sua professione di fede filosofi-ca coi seguenti versi, intorno lacreazione della materia:

la atometti quanti, e figuratiDio la divido interamente e spezza ;

E trini, e coni, e sferici, e quadrati,

Varii di superficie e di grossezza :

Altri cavi, altri curvi ed altri arcuati,Diversi di figura e di grandezza ;

Cui romper la grandezza e la figuraL’ordine non può mai della natura.

Questi in figura e in quantità inegualiGeneri d’atometti indifferenti.

Indi ordinati in mille modi, e in tali