Dobbiamo al Villa anche la ver-sione di qualche commedia di Plauto,qualche lettera di Ovidio ed altrepicciole cose che si leggono in qual-che raccolta, ed anche stampate se-paratamente.
Nel 1785 acconsentì ad un suoamico e collega di pubblicare unaraccolta delle sue poesie edite edinedite ; se ne impresse un primovolume, e se ne promettevano altridue, che poi non si dierono. Nel se-condo yi si doveano raccogliere tuttele sue versioni e latine e greche,sì edite che inedite ; e nel terzo visi dovea leggere la traduzione delleodi di Pindaro con un ricco corredodi note.
Or questo primo volume di poesiesue ne contiene tra poche bellissimetroppe più delle mediocri, iper cuinon si venne con questa pubblica-zione ad accrescere di nulla il nomee la lode dell’autore, ed ognuno cheaveva a cuore 1’ onor della poesia edel poeta desiderato avrebbe chefossero state e dall’ autor dettate,e dall’editor raccolte in islil più raro,e in numero men spesse. Non eransegno ai poeti di quel tempo già lelaudi della pronea divina, e deglieroi ; e la commendazione delle virtùpolitiche e civili e domestiche ; e1’ amor della patria) e il compiantodel giusto sfortunato) e lo sferzardei vizi ) e lo spargere di scherno idifetti dell’uomo ed altrettali nobiliargomenti) ma nozze, monacazioni,messe novelle, lauree, o il ballaredi qualche mimo, o il cantar di qual-che sirena, temi che sebben possanotalora venir nobilitati da alcun al-
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tissimo amico alle muse, sono statituttavia quasi diffamati, e per cosìdire venduti triviali dai medioerissimi.Più tardi un Gozzi, un Varano, unGoldoni, un Parini, e ai tempi deinostri padri un Alfieri, ed ai nostripur istessi un Monti, un Foscolo, unPindemonte, un Leopardi hanno ri-vendicata la poesia e ricondottala alsuo sublime scopo, lasciate dall’ undei lati le canore inezie, e le neniede’ pastorelli arcadici.
Bisogna però convenire che que-sti eran vizi della età in che eglivisse, non già dell’ uomo ) e che anzicontribuì il Villa fortemente a ri-vocare il buon gusto ridestando col-l’esempio e colla persuasione unpiù lungo amore degli ottimi esem-plari greci e latini che del), amoessere i nostri maestri di bello stilee di diritto pensare, se altri molecavare onore dai frutti dell’ ingegnoe vivere fra coloro che questo nostrotempo chiameranno antico.
Fra queste poesie ve ne ha unafatta in morte del conte GiuseppeMaria Imbonati ristoratore e con-servatore perpetuo dell’ accademiade’ Trasformati. Essa perchè mi èsembrata delle meglio ho amato diricordarla. Vi si fa menzione deiprincipali che la componevano, unTanzi, un Balestrieri, un Giulini, unQuadrio, un Passeroni, un Trivulzioed un Parini, che egli chiama il suoParini, ed allude al poema di lui ilGiorno con alquanti versi. Giù si sache quel poema immortale vide laluce nel 63 e nel 65 cioè il Mattinoe il Mezzogiorno, e fu la inaspettataapparizione di quello come una co-