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meta luminosissima, che attirò a sègli sguardi di ognuno.
L’ accademia dei Trasformati fufioritissima in Milano, e si com-ponea de’più colti ingegni che ono-ravano quella sempre illustre cittànel secolo passato. Si radunava nellevaste case del conte Imbolimi, chene era il ristoratore e conservatoreperpetuo. E questa vi incitò, e man-tenne viva fiamma di emulazione edi studio. Ma come di tutte le umanecose addiviene che abbian fine, cosìquesta ebbe suo fine. Allora gl'intel-letti e le menti rivolte al diletto, cheera il principal fine di quest’accade-mia nella amenità delle lettere, e trai fiori della poesia e dell’eloquenza,si convertirono all’ utile. E sursecon questo intendimento la societàpatriottica che si volle a gran sennooccupare di economia rurale, di ar-ti e d'industria; poi la restaurazionedella università di Pavia, dove le o-pere e le scoperte dei Volta, degliSeopoli, dei Borsieri, degli Scarpa,degli Spallanzani sulla fisica, sullachimica e botanica, e sulla medicina,notomia e chirurgia, e storia natu-rale risplendevano luminose nel mon-do; poi le utili riforme di GiuseppeII di gloriosa memoria ; poi per ul-timo l’esempio di una vicina nazioneche negli studi utili e filosofici co-tanto si distingueva, fecero tuttequeste cose dare un’ altra piega agliingegni, e se allora si cercava ildiletto, ora non si cercava che l’u-tile. Ma Tutile e il diletto debbonoandare concordi ed uniti: chè lafelicità non istà nè nel solo utile nènel solo diletto, sì bene in un mi-
sto indistinto e confuso e per cosìdire ben contemperato dell’ uno edell' altro.
Ma ritorniamo al Villa donde nonsenza cagione ci siam dipartiti. Fratutte le opere, di che abbiam vedutoautore il Villa, quella tuttavia chefarà passare il suo nome alla poste-rità sono le sue Lezioni di eloquen-za. E ben avvisava la direzion ge-nerale della pubblica istruzione nelgià regno d’Italia proponendo comefece quest’ opera (1 ) come testo peiginnasii e pei licei ; imperocché nonsi può ti'ovare libro nè più ordi-nato, nè più filosofico, nè che piùunisca il precetto all’esempio diquesto essendo in ogni sua parte altutto commendevole, e si può ardi-tamente dirla una delle più belleopere in suo genere che abbiasirispetto a! suo scopo. (2)
Le opere di Cicerone, di Aristo-tele e di Quintiliano sono più fatteper formare l’orator di professioneanziché l’uomo eloquente. I sover-chi precetti di questi autori ingom-brano la mente dei giovani, e ne lainceppano in guisa che sovente rie-scono più d’ostacolo che di sussidioallo studio del bel dire. Certo chequesti antichi autori furono e pro-fondi filosofi ed ottimi precettori edeloquenti scrittori se altri ve ne fumai; ma i loro insegnamenti erandiretti a tutt’ altro scopo che quello
(1) Furon proposte queste lezioni dieloquenza del Villa unitamente a quelledel Blair per testo ai ginnasii e licei delregno.
(2) Fu pubblicata per la prima Yolta inPavia nel 1780 in 8.