de 1 nostro autore. Essi si proposerodi formare un artista, cioè un dici-tore, specie di arte venuta meno dache mancarono quegli antichi liberireggimenti di Atene e di Roma, esarebbe una vera utopìa il voler farrivivere e quegli ordini politici equell’ arte oratoria che vi signoreg-giava. Ma l’eloquenza non è maivenuta meno, nè mai verrà menoinsino a che vi saranno bisogni epassioni nel mondo. Ed essa oradomina sui pergami, ed anche sulletribune e nel foro, almeno pressocerte nazioni, ma è un’ eloquen-za alquanto diversa dall’ antica ; equantunque i precetti generali sie-no pressoché comuni, consistendosempre ili tre cose, cioè istruire,persuadere e dilettare, agitando al-1’ uopo gli animi, o connnovendo lepassioni, nondimeno hanno gli ora-tori moderni altra direzione a te-nere che quella segnata loro dalleminuziose regole degli antichi. Ap-presso questi gli altri scrittori del-l’antichità si sono pigliata cura chidi una o di poche parti, ma nonhanno abbracciato tutto insieme unsistema d’ insegnamento oratorio.Imperocché e Demetrio Falerèo edErmogene e Dionigi di Adicarnassoe Dionisio Longino e il gran Cice-rone istesso in varie opere retori-che ed oratorie in fuori del suo ira-mortai dialogo dell’Oratore, si sonoraggirati altri su d’una, altri su dialtra parte dell’ arte oratoria. Main tutti si troverà un soperchio diregole retoriche, che più riguar-dano dirò così il meccanismo chela filosofia dell’ eloquenza. Spee-Vol. X.
-137
chiamoei in Longino, il quale mo-strando e dove sieda, e donde sorgajl dir sublime, è fra i più mirabiliscrittori che si sappia, ma poi daquell’ altezza di speculative intornoa ciò, egli scende a tante minutezzedi figure, che ci rallenta T alacrità,e ne smorza per così dire la fiammadel dire. Ed il medesimo è addive-nuto, se non erro, all’Arpinate istes-so nel suo stupendo libro intitolatol 'Oratore in che a tutta prima siinnalza speculativamente alla piùbella e ideal dipintura che ne fadell’oratore perfetto; ma da questaaltezza discende, o piuttosto quasicade a minuzie didattiche di ragioneretorica.
Il nostro Villa non avea mestierodi queste per dir così inezie scola-stiche, dovendo egli, parlando e det-tando, istruire dei giovani filosofi,siccome quelli che hanno già per-corsa la palestra retorica e la filo-sofica, per cui il suo trattato con-cepito è come richiedeva un tal ge-nere di uditori. Noi non faremo pa-ragoni coi moderni dettatori di o-pere di questa natura, di che è sìricca la letteratura d’ogni nazione;diremo soltanto che in mezzo a tan-te opere esimie e al tutto eccellentisullo stesso argomento, le lezionidi eloquenza già ricordate riman-gono ognor luminose, nè avvenutoè che sieno state insino a qui ec-clissate; e per quanto se ne vadapressoché ogni giorno pubblicandoqualcuna, pure osiam dire che que-st’opera si dovrà riguardar sempreper una delle migliori che additaresi possa.
ìS