minato degli studii, si recò nelMonastero degli Angioli in Firenze.Quivi, da se solo, intraprese unostudio indefesso della Domniatica edella Polemica, e si rapido fu l’a-vanzamento in queste discipline, checon sorpresa universale sostennevalorosamente più tesi in pubblico.Venuto perciò in fama di sapere,nel capitolo generale del -1729 fudestinato a collegiale nella Badìadi S. Gregorio in Roma, ove bentosto sostenne altre tesi con moltoplauso. In quel tempo conobbe ilRezzonico, Cardinale poi Papa, edAlberico Archinto, poi Cardinale esegretario di stato del medesimoRezzonico.
Entrambi amarono il Mittarelli,nè lasciarono di corrispondere se-colui, anche quando furono alzati asomme dignità.
Ottenuti in Roma gli ordini sa-cri, e passato al sacerdozio, fu elet-to a Lettore di filosofia; quindi aprofessore di teologia nel suo primomonastero di S. Michele.
La mente svegliata del giovineMittarelli erasi già avveduta chequel guazzabuglio scolastico a cuisi dava il nome di filosofia non erache un vano incespicamento degl’in-gegni; perciò rifiutati quei sordidimetodi di ragionare, si volse alle no-vità che allora tentavano di diradarele tenebre, e le introdusse nelle suelezioni. Così nella teologia, lasciateda un canto le quistioni puerili, usòdi una crìtica adatto nuova; sempre,del resto, strettamente ortodossa.
Compiuti i nove anni determinatiper la lettura, fu eletto a maestro
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de’novizii, poscia a confessore dellemonache in S. Parisio di Treviso.Non amando di rimanere ozioso, oc-cupossi a riordinare 1’ archivio an-tico di questo convento; e ciò nonsolo per T amore che aveva agli stu-dii diplomatici, ma ancora per riu-scire di giovamento alle stesse mo-nache. Gli piacque dunque di scriverela vita di S. Parisio, che non si avevaper disteso ed in idioma italiano,premettendovi la storia di quel con-vento. A tal fine scorse tutti gli sto-rici Trivigiani e Bolognesi ne’qualisi trovava memoria dei Santo, e tennepiù conferenze con tutti i letterati diTreviso. Finalmente, e quando tornòa soggiornare a Murano, compiutal’opera, ottenne che Benedetto XIV,concittadino del Santo ne accogliessela dedicazione. Fece stampare il libroa sue spese, ed a nome della badessae delle monache dettò la epistoladedicatoria, con tanta segretezza pe-rò, ch’esse noi seppero. Anzi nonconobbero la cosa se non che nelmomento in che ricevettero un breveumanissimo del Papa medesimo.Tutti i dotti fecero plauso all’opera,perchè non semplice e nuda narra-zione, ma storia trattata con sommacrìtica, che riusciva di grande gio-vamento ad illustrare quell’epoca,e perchè corredata da documentibene scelti ed irrefragabili.
Insino al 4747 rimase a maestrode’novizii in Murano: ma in que-st’anno fuchiamato a Faenza a ti-tolo di cancelliere della congrega-zione, dal P. abate generale D. Gio-vanni Ipsi. Soggiornando in questaultima città, trascrisse le carte unti-