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gli stendesse in lingua latina qual-che: sua scrittura particolare. Gra-dito al papa, ei venne ugualmen-te gradito all’ ambasciatore Fulviolìentivoglio, e quindi, senza che al-cuno ne maravigliasse, a tutti glialtri di quella corte. Il senato, con-tento del suo operare, il confermòin quell’ incarico per più anni inappresso.
Nel 4743 pubblicò una parafrasidell’Apocalisse, cui impetrò di dedi-care al pontefice, il quale non solone accettò la dedicazione, ma ezian-dio il donò di una pensione a vitadi cento scudi. E lo stesso pontefi-ce, nell’atto in cui lo Scarselli erasiportato a ringraziarlo, gli disse,come gli doleva che per ragionedell’ aver moglie, non potesse te-nerlo in servigio dello stato, sicco-me avrebbe avuto desiderio. Loc-chè significava che l’avrebbe creatosegretario de’ Brevi a’ principi, in-carico di grande onore e vantaggio.
Nel 4744 il papa collocò solenne-mente nel catalogo de’ Beati il ve-scovo Bolognese Nicolò Albergati,vissuto nel secolo XV, ed in questaoccasione lo Scarselli disse unaorazione elegantissima ascoltata dalpontefice medesimo, nella quale ol-tre le lodi del Beato, si conteneva-no anche quelle di Benedetto, spe-cialmente pei benefizi fatti alla suapatria Bologna. Il senato ne ordinòla stampa con dedicazione al papa,che l’accolse con gradimento edaccrebbe allo Scarselli lo stipendiodi professore, con quaranta scudi ilmese.
Nel 4747, a occasione delle nozze
del Delfino di Francia, dall’ amba-sciadore della stessa nazione signorde laRochefoucauld, gli fu commes-sa una cantata per festeggiare l’av-venimento. Lo Scarselli la scrisse ;fu esposta nel teatro dell’ Argenti-na, stampata e premiata con meda-glia d’oro, e con tabacchiera purd’oro di grande valore. Antidotopotente contra le satire che furonolanciate allora contra la cantatamedesima, e che riuscirebbe poten-tissimo anche ai nostri giorni con-tra la malignità letteraria.
Nel 4748 fece pubblica la suaversione in ottava rima del Tele-maco di Fenelon, che allora fuapplaudita, ma che adesso è affattodimenticata. Un accidente però cu-rioso, avvenuto a questo libro, me-rita di essere ricordato. Lo Scar-selli desiderava di dedicare il vol-garizzamento al re di Francia, edil pontefice medesimo per mezzo delcardinale di Tencin, operò che il rene accettasse la dedicazione. Fu ac-colta, ed il volgarizzatore ebbe rin-graziamenti e dono di otto medaglied’oro in bellissimo astuccio. È unbel confronto da farsi, fra la fortu-na di una versione fredda, e le dis-grazie sostenute dall’ originale. Senon che anche in questa volta fudimostrato, e così in mille altre,che il premio non istà in ragionediretta del merito.
Nel 4758, morto Benedetto XIV,salì il trono pontificio Clemente XIII,il quale non isminuì di favore versolo Scarselli. In frattanto passato fra’più Angelo Michele Lotti segretariomaggiore del senato di Bologna, nel