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[Volume Nono e volume decimo.]
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esercizi) : che il clero migliorasse,riordinandone le congregazioni. Pre-pose a tutto ciò il domenicano Tom-maso Maria Minorelli, suo amico,uomo dotto, d’illibati costumi, inappresso bibliotecario della Casana-tense. Visitò le sue chiese, ed in ogni•visitazione predicava con eloquenzanon ordinaria : visitava pure amore-volmente gl’infermi in qualunqueora del dì e della notte, e non comevescovo, ina come semplice curato.Del suo, quanto economo per se, al-trettanto era liberale verso chiun-que ne bisognasse, talché alla suamorte, delle rendite ecclesiastichenulla rimase agli eredi. Nè per tan-te cure pastorali ohhliò mai i dilettisuoi studii, chè industriosamente sa-peva trovar modo di avere qualcheora di libertà se non altrimenti, nel-la notte, onde occuparsene, e ciòche toglieva al necessario riposo,soleva appellare suo sollievo.

La ordinaria sede del vescovod’Adria era anche a quei giorni,come adesso, in Rovigo, perchè l’ae-re grosso e nebbioso di quella cittàriusciva nocevole alla salute de’fo-restieri. Quantunque generalmentenel Polesine fosse poca cullura let-teraria, perchè gli abitanti più pre-sto che ai libri volgevano l’inten-dimento all’ agricoltura ed al com-mercio, nondimeno vi trovò tale unuomo, che solo valeva una bibliote-ca, e questi era Camillo Silvestri, siin grazia alle muse, come profondonella classica erudizione, di cui fusubito amico. D’altronde, mantenneviva la corrispondenza letteraria chegià aveva tenuta in Roma, comuni-

co

cando i proprii pensieri al celebra-tissimo Leibnizio, al Cellario, al Pe-rizonio, ad Andrea Morelli, al Bur-manno, all’ Almeloven, al Rolando,al Bianchini, al Fabrizio, al Montfau-con, al Basnage, ed a tanti altridotti italiani e stranieri, che sareb-be troppo lungo voler nominare, iquali fecero onorata menzione di luinelle opere loro, e ’l richiedevanodi consigli, e ’l facevano giudicenelle controversie, ed erano conten-ti delle sue sentenze.

Tolse per suo segretario l’abateGiorgi di Rovigo, il quale donato dipronto ingegno, con la scorta di ta-le maestro, rapidamente progredìnel sapere, ed in appresso si feceautore applaudito di opere insigni,che gli procurarono la grazia diBenedetto XIV, e che sarebbe salitoa grandi ecclesiastiche dignità, oveda immatura e subita morte nonfosse stato rapito.

La prima opera che Filippo misein luce, nel 4(ì83, mentre soggior-nava per ancora in patria, fu un pa-negirico al Mocenigo provveditoredi sanità, piccola e giovami cosa.

Più anni poscia passò studiando,senza voler mandare alcun che perle stampe, quantunque nefosse spro-nato: e soltanto ad un accidentedobbiamo il libro che il fece di chia-ra fama in Italia e fuori.

Nel 4699 erasi recato a diportoad Anzo, ove papa Innocenzio XIIfaceva costruire un nuovo porto congrande magnificenza. In fra le anti-caglie che si scavavano dalle rovinedi quella città, creata con sommaricchezza da Nerone, fu trovata una