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commenti illustrate. L’estate del•1752 colto d’apoplessia moriva ilPoliti e sul declinare del medesimoanno alla vuota cattedra di umanelettere eleggevasi il Corsini dappoiche per più di tre lustri e mezzoinsegnato aveva fdosofia. Assai dibuon grado accolse Edoardo cote-sta elezione come quella che allaperfine riducevalo ad una manieradi studii a cui sentivasi grandemen-te inclinato. Codesta inclinazione,d’onde e come nasca ignoriamo,forse da’ primi rudimenti , dallaconversazione, dalle abitudini, forseda queste ed altre cause insiemecongiunte • è certo però che ad es-sa obbediscono anche i massimi in-gegni, e quantunque abbraccinoun’ ampiezza mirabile di varie di-scipline, pure in questa o quella piùche nelle altre soprastanno. Edoardoadunque portato ove prepotente e-ra l’inclinazione, si mise a svolgereed interpretare i classici della Gre-cia e di Roma, « e gli ammaestra-menti suoi risplendevano della chia-rezza della sua mente lucidissima,e sparsi erano del fiore della eru-dizione: usava poi d’una manieradi dire tranquilla, affabile, pura edelegante, valevole a tener desta l’at-tenzione di quanti lo ascoltassero ead allettarli, ma allettarli con pru-dentissimo accorgimento. » Elettogenerale del proprio ordine del4754, gli fu d’uopo abbandonare lacattedra per portarsi a Roma, loche accadde nel mese di aprile.Senti che il nuovo importantissimoministero avrebbe dimandato l’in-tera opera sua, e direi che si dis-
pogliasse in Pisa del ricchissimopatrimonio delle letterarie, filosofi-che ed archeologiche cognizioni,per assumere a tutt’ uomo in Ro-ma lo studio dell’ ordine suo, edintimamente addentrarsi nelle di-scipline, nell’opportuno reggimentoe nella condizione de’molti rami disua famiglia ne’ varii stati ; direitutto questo se anco in mezzo allemolteplici sollecitudini imprese alvantaggio ed al maggior decorodel proprio ordine, per cui ebbe ilconforto di vedernelo accresciutoin sei anni di ben venti colleghi, nonavesse consecrato alcun ritaglio ditempo a parecchi scritti di sacra eprofana archeologia. Ricorda il Fa-broni che villeggiando a Toscoli,ove pure trovavasi il Corsini, udivadalle sue labbra tornargli del mas-simo alleviamento allo spirito loattendere alcuna fiata ad una qual-che erudita o letteraria ricerca, eprendere di là nuova lena a regge-re il duro peso di quel suo incari-co, cui non di rado scherzando coiproprii amici soleva paragonare al-l’Etna. Tunt’egli mostravasi op-presso di ciò che alLri ardentemen-te avrebbero ambito ed ambiscono.Compiuti alla perfine i sei anni delsuo generale governo, non sì tostopotè smettersi colla elezione delsuccessore, che ritornava a Pisapatria di sua adozione ed a’ predi-letti studii. S’egli fu assente dellapersona alla cattedra, non per que-sto il Gran-Duca volle gli fossecessato il generoso emolumento edil pieno diritto di restituirsi al ma-gistero che del nome e delle prò-