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[Volume Nono e volume decimo.]
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nella riedificazioue del forno deiCucomos , e ne’ guasti delle antiche■vie distrutte da avidi intraprenden-ti; rimangono però gli scritti suoi,ne’ quali il Fea espose energicamen-te il vero, e provarono l’instancabi-le suo affaticarsi a difesa de’ monu-menti e a sostegno dei diritti delprincipato. Assai meglio ei riuscinel promuovere escavazioni, e nel-l’impedire che si togliesseroa Romaragguardevoli opere di arti. Fu ilFea cercatore e trovatore acerrimodi letterarie quistioni, e non pochisuoi scritti rimangono saM’Orìgi-nalità della statua di Pompeo de Jprìncipi Spada ~ Sulla Foce tibe-rina — Sull J Arena e sul Podiodell J Anfiteatro Flavio, per taceredi altri. Pungentissima e acerba so-pra le altre fu poi la lunga corrispon-denza di lettere a stampa che corsefra lui e il Masdeu, la quale non finìche colla vita del suo avversario ;come colla vita del Linoni s’acque-tò soltanto l’altra sulle foci del Te-vere : onde solca ripetere il Fea, chemal capitavano coloro che impren-devano a contendere con lui. Gramde tenacità ebbe nelle opinioni, lo-devole però in questo che rancorepoi non serbava: nè passato il pri-mo bollore, restava segno alcuno diquell’ ira sì impetuosa. Ebbesi quin-di la stima di molti, e l’amore ezian-dio di alcuni grandi e potenti. 11suo nome fu scritto ne’ fasti di piùaccademie e nostrali e straniere.Prefetto fu della Chigiana e la illu-strò. Integrità neU’amministrare lecose del suo incarico ebbe grandis-sima: della religione fu esatto osser-

vatore e scrisse pure di ecclesiasti-che materie. Venuto all’anno 82,dopo aver goduto di robustissimavecchiezza, e atta a tutte le fatiche,cadde in un malore, che struggen-dolo poco a poco, il trasse al se-polcro, e munito de’religiosi con-forti passò di questa vita nella mez-za notte de’ 47 venendo a’ 48 dimarzo del 4836. Fu esequiato apubbliche spese con grande con-corso de’Romani, e assistendovi incorpo 1’ Accademia d’ archeologiadi cui fu uno de’ più antichi sociiordinarli, e di cui pur tenne la cen-sura.

E come il suo nome durerà lun-gamente onorato da’ posteri, le sueopere gioveranno a lustro dellascienza delle cose antiche e a sussi-dio di quelli che vorranno darvi o-pera.

G. F. RABBELLÌ.

PACIAUDI (Paolo Maria). Il 23novembre del 4740 nacque il Pa-eiaudi in Torino di famiglia onora-tissima. Il padre suo, ch’era medicoalla corte, gli procacciò un’educa-zione che fosse pari al molto inge-gno che dimostrava sino da’ tenerianni. Ebbe da’ Gesuiti i primi rudi-menti, e ad essi fu debitore d’assai,ma più ancora a Bernardo Lamanapolitano, che di que’ giorni chia-mato era a professare eloquenzanella riaperta università Torinese ;ed il Paciaudi medesimo confessa diriconoscere da lui tutto che mai sape-va nelle lettere greche e latine. Vol-geva l’anno diciottesimo dell’età al-lora che dopo i più maturi consigli