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[Volume Nono e volume decimo.]
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gli fruttava lode. Opera di lungalena dovea esser quella Della vol-gare Elocuzione, illustrata, am-pliata e facilitata, o Tesoro dellaLingua Italiana , di cui non abbia-mo alle stampe che il primo volume(Venezia per G. M. Lazzaroni -1740)che contiene le lettere A e B, essen-do rimasti inediti i rimanenti volu-mi, eomechè già compiuti fino dal4744, conte ravvisò il giornale diVenezia.

Il più utile lavoro del p. Bergan-tini, e che più ha giovato a tenernevivo il nome nella memoria de’pnste-ri furono le Foci Italiane di datoriapprovati dalla Crusca, e nel Vo-cabolario di essa non registralecon molte altre di arti e di scien-ze, ec. (Venezia, Bassaglia 4745),che allora ebbe le lodi dell’Algarot-ti e del Sanvitali, e che appressofu segno alle critiche di molti, efors’ancbe di quelli che si giovaronodelle fatiche di lui. Certo è che tut-ti i Vocabolaristi si valsero poi diquesto libro, e la più parte ne ta-cque ingratamente il nome, e sopra-tutti gli editori della Crusca di Na-poli, e l’ab. Alberti nel suo Dizio-nario Critico Enciclopedico. 11 Ber-gamini ha attinto a fonti talvoltatroppo pure, ha dato sovente orpel-lo per oro, ha errato nelle defini-zioni delle parole, e nelle citazionidegli autori, ma però ha reso unbuon servigio alla lingua, e non me-rita tutti i biasimi e gli spregi chegli danno quei medesimi che si sonovestiti delle sue penne le più appa-riscenti.

Modesto com’egli era, non ha fat-

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to che proporre le voci che gli'vennefatto di raccorre: che monta poi setutte non piaciono ad ognuno? Unavoce che nello stile grave fareb-be un grave sconcio, nel basso saràun tesoro, e se non se ne potrà gio-vare la prosa, ne farà suo utile lapoesia. Benemerito della lingua èsempre chi ne arricchisce il patri-monio. e perciò non potremo nega-re la debita lode al Bergamini, tan-to più che ne conobbe il principalbisogno, d’arricchirla cioè delle vocidi arti e di scienze di cui gli altriVocabolari, compreso quello dellaCrusca, s’erano sempre mostrati as-sai poveri. Pare che ei sia mancatocirca il 4765, poiché quando il Maz-zucchelli ne scrive» l’articolo (nel IIvoi. della sua Storta de’ Lett. d’Ita-lia dal 4758 al 4763) il nostro Tea-tino era tuttora vivente.

G. F. RAMBELU.

LAZZARI (Michele). Di anticaed illustre famiglia originaria dellaDalmuzsia che soprannomuvasi Uco-vich, Ueovichi od Ucovichio, co-m J altri scrissero, famiglia che daqualche tempo stabilita erasi in Ve-nezia, nacque Michele. Ebbe a pa-dre (ìiannantonio conte palatino,cavaliere dell’ordine Costantinianoe distinto nella pittura, a cui dedi-cossi per suo diletto particolare,lavorò con isquisita delicatezza apastello e fu maestro di RosalbaCarriera, ebbe a madre Marina Ma-rini, ad ava Maria Altadonna, figliadi Michelangelo Comneno principedi Tessaglia. Il di della sua nmscita