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[Volume Nono e volume decimo.]
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dal giornale Y Europa Letterariaassegnayasi al 45. ottobre del 4694e dal Cicogna correggevasi nel 23dicembre dell’anno stesso. Passò glianni di sua educazione presso il col-legio de’ Gesuiti e sortì a precettoreil padre Giidio Cesare Becelli. Usci-to di là, volendosi consacrare aglistridii filosofici ed in ispecial guisaalla geometria ed all’algebra, sistrinse in amicizia al conte JacopoRiccati, che di que’ giorni in Ca-stelfranco riproduceva un’immagi-ne delle antiche scuole di Grecia,poiché ad esso accorrevano e gio-vani ed uomini maturi per ingegnodistinti onde erudirsi nelle scienzeesatte, nelle quali tenevnsi per co-mune maestro. Forse ad eccitare ildesiderio di apprenderle matemati-che e ad unirlo in molta dimestichez-za col Riccati valse il villeggiare chefacevano i suoi presso CastelfranconelUamena piaggia di Riese. L’ami-cizia però in che si congiunsero al-lora, si mantenne per quanto vis-sero, e sempre conservarono la piùschietta letteraria corrispondenza egiovaronsi reciprocamente nelle o-pere che diedero alla pubblica luce,massime di storica erudizione, sinoa scambiarne a vicenda il nome erenderne incerto l’autore, come ac-cadde dei Discorsi apologetici so-pra la città di Asolo ed il suoVescovado. Avviossi all’UniversitàPadovana, attese allo studio delleleggi ed in esse fu laureato ; quindiritornatosene a Venezia, ebbe giu-sta la educazione lo impiego, e fuassunto all’ avvocatura fiscale delMagistrato dell’artiglieria, officio

che con lode ed integrità sommatenne per ben quarant'artni. Gl’im-picci però di sì fatto incarico nonlo tolsero che in parte a’ predilettisuoi stndiij ed ogni ritaglio di tem-po ed i giorni tranquilli della suavilleggiatura in Riesé consecravalialle lettere, alla storia sacra e pro-fana, ed alle pazientissime indàgininumismatiche e lapidarie che glivalsero ad argomento di parecchieopere che videro la pubblica luce enelle quali si osserva la più finacritica ed una profonda erudi-zione. Che se colse da’propri studiie fama ed encomii, non è che an-dassero privi di loro spine, e nonfu certo parco a seminargliele insulla via l J ab. Bernardino dottorZannetti arciprete di Postioma, ilquale nella nota vigesima settima dellibro I della sua Storia del Regnode* Longobardi in Italia, e nellaottava del libro secondo sanguino-samente il ferisce con parole inur-bane e indegne, non dico dell’uo-mo che funge il sacerdozio del Diodella carità, ma quello ancora del-le lettere e delle scienze. Miseriaella fu questa di tutti i tempi,massime nella nostra Italia. Nè ilLazzari, offeso, ristette dal rimor-dere l’avversario. Ne son prova lesei lettere che portano a titolo :Confutazioni di alcuni errori deldottore don Bernardino Zannetti,lettere che occupano un volume inquarto di ben 487 pagine, nellequali per quantunque ei dica : diaver procurato che l*asprezza del-le risposte sia moderala in manie-ra che non abbia ad essere ere-