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[Volume Nono e volume decimo.]
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istile legato, con tempi lenti, condigressioni adattate all’ affetto chesi aveva ad esprimere. Così la mu-sica sacra era un invito alle me-ditazioni, era un tributo d’onoree di divozione alla divinità. Oranon è che un divagamento, unfrastuono, non è che uno stranoaccozzamento di brani di opereteatrali, un miscuglio indeee nte diballi, di marcie, di romorose com-posizioni, che fan fede non dirò delfunesto decadimento, ma della totaleruina della musica della chiesa.Cagione di questo sconcio è l’igno-ranza. Colla veramente non riccadote del saper leggere e scrivere sipretende oggigiorno di diventarevalenti compositori senza intendereche sia unità di concetto, senzasaper distribuire le parti, senzaconoscere che voglia dire espres-sione. Si mette in musica il latinoe non si sa di latino. I cantoriniente colti, come esprimerannogli affetti significati dalle parole,se non le intendono? I suonatoripoi li ravviso a que’ dipintori chenon chiamati dalla natura alla no-bilissima arte ed al tutto inespertia distribuire in sulla tela la luce,collocano senza arte e discernimentoalcuno qua le lucide tinte ove an-drebbero poste le scure, là le chia-re ove le risentite. Bel chiaroscuronel vero! Ma i nostri vecchi nonadoperarono in simil guisa. Studia-vano, e studiavano molto. Ora lapiù parte della gioventù intesasolo a far tempone, e spassarsela,ardisce inverecondamente di met-tere il piede nei sacri penetrali

delle lettere, delle scienze e dellearti colla veramente non ricca do-te del saper leggere e scrivere.Così, invece di progredire, si vaindietreggiando. Il nostro Perticresciuto a tutt’altra scuola, nelladiritta via ove fu incamminato, dièpassi spediti, e insegnò ai moder-ni il modo da tenere nella mala-gevole palestra. La riputazione cheerasi procacciato non permise chesempre si occupasse di musica ec-clesiastica perchè i varii drammicomposti come è detto nella fio-rente sua età, furono accolti dalpubblico con tanto applaudimentoche fu con caldi preghi invitatodai reggitori della Scuola Roma-na alla capitale perchè vi compo-nesse il dramma nominato Pene-lope. Trovo nelle memorie del-1’ Archivio Capitolare di s. Petro-nio di Bologna, che 40 scudi fu-rongli dati per le spese del viag-gio, e pel ritorno altrettanti. Ventiscudi pel dispendio mensuale finchéa Roma si intrattenesse ; e 400scudi per la composizione. Comefu venuto a capo del lavoro com-messogli, stette presente alla rap-presentazione, e ne fu soddisfat-to. Soddisfatti pure furono i com-mittenti, e da tanto piacere nefurono presi, che vollero ne com-ponesse un altro, che fu il Fu-rio Camilloj lavoro che 400 scu-di gli fruttificò. Era in grido laScuola Romana di musica a queigiorni, e molto onore al nostroPerti queste due opere procac-ciarono. Suonava per tutto il suonome, e Leopoldo I imperatore di