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[Volume Nono e volume decimo.]
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menti, e mostrando ingegno pron-to e vivace congiunto a bramaardente di apprendere e a vasta etenace memoria, mandavasi a Mi-lano a compiervi gli studii, dandosiagli ecclesiastici sotto la disciplinade’Gesuiti, avendo già statuito disacrarsi sacerdote. Ivi era accoltonella celebre accademia de’Trasfor-mati, e veniva nella conoscenza efamigliarità de’Parini, Passerotti,Soresi, Balestrieri, Tanzi e di altriillustri", sicché ricco di bella dottri-na lo riaveva la patria ove insegna-va lettere umane per alquanti anni;lasciatone poi l’incarico, per adden-trarsi al tutto negli ameni studii,siccome quello che mai non cessavadallo svolgere i classici scrittori, edal trarre dalle tenebre degli archi-vii e delle biblioteche le più recon-dite ed importanti memorie. Onde-chè formatosi uno stile veramenteitaliano, e splendente di quella ele-gante disinvoltura e facilità chetanto diletta, si dava a pubblicareco’tipi della celebre stamperia Ca-listina, alcune vite d’uomini illustri,o separatamente o poste in fronteall’ edizioni d’alcune loro opere dalui procurate, e rese assai più pre-gevoli con sue note ed aggiunte.E già fin da’ suoi vent’ anni aveapreso a venire in fama di scrittorevalente combattendo il parere dell’ab.Anton Federico Seghezzi, il qualedandosi per vinto, ebbe a confessareil suo errore. A queste cure ag-giungea pur quella di far risorgerein patria l’Accademia degli Eccitatiche, riapertasi nel 1749, lo eleg-geva a segretario perpetuo. Ma un

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campo più vasto gli si apriva quandomons. Giuseppe Alessandro Furietti,suo concittadino, lo chiamava a Ro-ma, ove trasferivasi nel 4754. Ivinominato rettore del collegio Ce-resoli de’Bergamaschi ; ed ascrittoalle Accademie di Arcadia, degli Oc-culti e degl’infecondi, leggea soventein esse versi leggiadri e forbite prose.Frattanto altre Accademie italianegareggiavano nello scrivere il suonome ne’loro fasti; ed è assai no-tevole che, volendo la Crusca ri-stampare con nuove aggiunte ilsuo vocabolario, ricorse al Serassi,come a quello che molto in ciò lapotea giovare. Chiuso il collegioCeresoli, e levato all"’ onor dellaporpora il Furietti (1759), lo volle asuo segretario, incarico che pur so-stenne presso il card. Calmi, il quall’ebbe caro, come dolcissimo amico.Il card. Giuseppe Spinelli ancoranel 1760 lo eleggeva Minutante diPropaganda , impiego in cui duròfino alla morte con tanto di atti-tudine, di diligenza e soddisfaci-mento da tenere eziandio più voltela vece di segretario per cenno delpontefice medesimo. Mentre peròtali e tante cose occupavano il Se-rassi, non dimenticava mai gli stu-dii cui erasi interamente consacrato,e dettava a quando a quando varieopere critiche ed erudite riguar-danti per lo più la storia lettera-ria, le quali gli procacciarono 1’affetto e la stima de’ più dottie ragguardevoli personaggi diRoma e d’Italia, non pochi deiquali e tennero seco corrisponden-za, e lo commendarono ne’loro