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[Volume Nono e volume decimo.]
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botilo da una abiluule cagionevo-lezza causata dalla intemperanzanello studio, usò la poca salute chegli rese l’aria nativa per darsi dinuovo alle letterarie occupazioni;cercò quindi divagamento in unaterza visita ch’egli fece a’suoi ami-ci d’Italia. Durante la vita studio-sa e sedentaria eh’ egli menò po-scia in Calvi, si appalesarono iprimi sintomi della sua malattia,Napoleone, allora primo console,non volendo lasciare inoperoso inpatria l’ingegno di lui, lo creògiudice del Tribunale d’Appello inAjaccio, per ispontaneo decreto dei27 agosto 1800. Egli morì di con-sunzione 40 giorni dopo, cioè il 6del seguente ottobre nell’anno tren-tesimo nono dell’età sua. Fra i fa-stidii della sua lunga infermità eglifece un fascio de’suoi manoscritti, egli abbruciò; e Saverio Giubega,che serbava varie composizioni delfratello (e sono quanto ci rimane dilui), non trovò modo di negarle almoribondo, fuorché promettendogliche sarebbero arse.

Fu letterato di squisito giudizioe di difficile contentatura per le coseproprie: fu d’indole delicata e sen-sitiva, avverso alla popolare licen-za, amante della saggia e durevolelibertà: sobrio in tutto, fuorchénello studio.

Restano di lui diverse traduzionie poesie originali di vario genereeh’ egli compose per la più parte ingioventù, un’intiera traduzione diCatullo, già molto encomiata dal p.Solari e da altri letterati italiani, ela traduzione degli Amori di Ovidio.

Voi. X.

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Le poesie del Giubega furono inparte raccolte e inserite da SalvatorViale nei primi quattro fascicoli delSaggio eli poesie di moderni autoriCorsi, stampato nel 4827-28-32 inBastia, coi tipi dei fratelli Fabiani,e nel 1843 colla data di Brusselles.

S. VIALE.

BIANCHI (p. Gio. Antonio). InLucca nasceva d’onesta famiglia ai2 di ottobre del 4686 Carlo Augu-sto Bianchi. Sortita placida e debo-lissima indole, e mente svegliata,uscì da’primi studii con belle lodi didottrina e profitto. Deliberato di ren-dersi religioso, sui sedici anni reca-vasi a Roma, ove fu accolto ne’ Mi-nori Osservanti, di cui vestì l’abitoin Orvieto a’ 49 novembre 4703,cangiando in quello di GiovanniAntonio il proprio nome. Appressostudiò filosofia nel convento d’Ara-celi di Roma, e teologia in quellodi s. Maria Nuova di Napoli, d'ondefatto sacerdote, tornavasi a Romaad insegnare la filosofìa nel conven-to di san Bartolomeo all’ isola, dacui dopo tre anni passava lettore diteologia in quello della Nunziata diBologna. Gli ozii che rimanevanglida tale incarico occupava lutti neglistudii delle lettere e di varie scienzein che si fece assai erudito : riuscen-do pur felicemente a comporre al-cune quistioni insorte fra il Lam-bertini arcivescovo di Bologna, eTommaso Ruffo cardinale legato diFerrara. Nel 4720 tornava a Romaad insegnare teologia in san Barto-lomeo all’ isola ; e pel grido che3i