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Poi se la confermò sempre più, anzise la accrebbe coll’ Agar e coll’ I-smaele nel deserto, di Federico Ba-rocci. Queste stampe portarono ilsuo nome in ogni parte d’ Europa.E via via sempre indefesso produsseed una pittura del Maratta, in cheegli ritrasse que’ putti con tantaleggiadria, che quasi emulò la origi-nale pittura. E grande e giudiziosoe diligentissimo mostrossi nel Davi-de del Guercino, la cui incisione nonlascia nulla a desiderare, nè trovaP invidia ove 1’ ammendi. Pare peròche nella Madonna della Seggiolaegli abbia non pur superato gli al-tri, ma perfino superato sè stesso,tanto che Bill. Morghen, spoglio diogni senso d’invidia, siccome avvie-ne dei grandissimi, vistane una pro-valo abbracciava come una grandesperanza dell’arte, dicendo di morircontento e lieto nel pensiero di lasciarchi potesse perpetuare 1’ onor diquest’arte in Italia. E sì che tra leopere lodatissime del Morghen era-vi pur la Madonna della Seggioladel grand’ Urbinate.
In seguito a queste ed altre stam-pe minori che per brevità si trala-sciano, diede egli mano al famosoGiacobbe dell’ Appiani: poi all’ As-sunta di Guido : ma non volle il fatoche questa la recasse a compimento.Egli ne partì da Pavia sua patriaper Firenze colà onoratamente chia-matovi da quell’ illustre principe,vero mecenate d’ ogni scienza edarte, a succedere professore d’inci-sione al cel. Morghen, e questo av-venne nell’ autunno del 1833. Enella primavera poi del 4835 si morì
di apoplessia. Così si spense nel suopiù bello splendore questo lume deldisegno e della incisione, e questagloria pavese.
Egli pertanto lasciò per morteincompiuta VAssuma di Guido Renila quale fu poi maestrevolmente fi-nita da Faustino Anderloni, il qualecon somma abilità terminò d’inci-dere la Madonna e P apostolo adestra e le teste di tutti gli altri asinistra colle estremità respettive,ed i libri e qualche altro accessorio.E questo sia detto per dare a cia-scuno il suo; ed a gran ragioneperocché si fu il bresciano Anderlo-ni benemerentissimo dell’ arte e diPavia e sì per aver fondata in que-sta città una scuola di disegno, e sìpei lavori insigni onde vanno adornele opere chirurgiche ed anatomichedello Scarpa, le quali si sparsero pertutta Europa; e finalmente per aver-ci donato nel Garavaglia un allievosì grande che ha tanto altamentesollevata la fama della nostra scuoladi disegno e d’incisione la quale orapoi fiorisce più che mai per operadel prof. Cesare Ferreri. Ma altreopere ancora egli lasciò non finitequali la Deposizione di GaudenzioFerrari per la galleria di Torino, ela Madonna di Foligno, e finalmen-te un ritratto che si vuole immagineed opera di Raffaello.
Nella Deposizione del Gaudenziotutto è dell’ Anderloni tolta la figu-ra portante la corona di spine.La Vergine poi ed il Ritratto di Raf-faello sono tutti affatto dello stes-so, non avendo il Garavaglia, in fuorde’ bellissimi disegni, lasciato altro